Recensione a “Un’Ucronia” di Sergio Mario Ottaiano

ucroniA

Recensione di Rosanna Sanseverino

Cartesio diceva “Se vuoi diventare un vero cercatore della verità, almeno una volta nella tua vita devi dubitare, il più profondamente possibile, di tutte le cose”, ecco è un po’ la tematica che ritroviamo in questo romanzo molto personale ,“Un’Ucronia”.

Il termine stesso della parola è spiegato nel prologo, ucronia è dunque il se, il dubbio, ciò che sarebbe potuto essere, la descrizione di un mutamento. Però, non dobbiamo aspettarci una scrittura nichilista che esalta l’inutilità dell’azione, quanto piuttosto ci invita e ci avverte contro l’ossessione dei momenti persi. E’ un testo agile, avvincente ed è un vero viaggio avventuroso, fantasia che non stanca che non annoia sebbene il titolo erudito tragga in inganno. Come dicevo, è una scrittura intima, che presto si evolve in forma epistolare sin dal primo capitolo, che fa apparire demoni e fantasmi del passato, rammarichi che ci fanno sperare nella possibilità di riavvolgere il nastro dei ricordi e fermarsi in un punto esatto e cambiare per sempre quella parola non detta, quella carezza non data, quella lettera non data quando avremmo potuto e che invece per qualche strano motivo che fosse codardia o timidezza non abbiamo dato

“Il se è la base del rimpianto, dei miei rimpianti. L’ho sempre saputo e ho sempre tentato di nasconderlo ma inevitabilmente, puntuale come il destino, si ripresentava per tormentarmi. il se è ciò che mi ha fatto cadere”. Accanto al rimorso si incastona anche la cognizione del tempo, della paura e del dolore “Non si scappa dal proprio destino, non si fugge dai propri errori, essi ritornano sempre. Non si può evitare di affrontarli, poiché non sono lontani, ma sempre dietro di noi”.

In un tono malinconico è celata tanta forza, la forza che l’autore vuole imprimere nel lettore, nell’abbracciare i propri errori e caricarli di speranza, di futura speranza consapevole che l’orgoglio tutto distrugge e alimenta solo il dolore quindi meglio spogliarsene, ed è quindi l’orgoglio ma anche la mediocrità che ha segnato i nostri tempi a cui Ottaiano pone come rimedio la scrittura, la lettura, l’evoluzione di se stessi, l’ascolto degli altri per evitare di cadere nell’illusione che a noi viaggiatori incauti, come ci definisce l’autore stesso, fa perdere la strada verso casa.

Rosanna Sanseverino

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

*