#Segnala-Dì: Azzurra dei Ciliegi – Stefano Mosele

Oggi vi parliamo di Azzura dei Ciliegi, di Stefano Mosele. Curiosi di sapere di che si tratta?

A causa di un forte shock, Azzurra viene ricoverata in ospedale. Il fratello, per tenerle compagnia, accende uno stereo e fa partire in modalità shuffle una playlist.
Le canzoni generano in Azzurra ricordi precisi, e ognuno di essi dà origine ai capitoli del romanzo, che procede con una struttura imprevedibile senza perdere chiarezza.
In principio emerge la figura di un ragazzo misterioso incontrato al bar dove lei lavora. Azzurra non ne conoscerà mai il nome, ma la confidenza tra i due aumenta giorno dopo giorno, creando un legame.
Una sera avviene un grave incidente automobilistico nei pressi del bar.

Quando Azzurra scopre che alla guida vi è il ragazzo, viene colta da un attacco di panico che la porta al ricovero.

Azzurra, però, deve fare anche i conti con i ricordi dell’infanzia. Le sovvengono le immagini dei giochi con il nonno, grande inventore di storie, che sapeva far “parlare” il ciliegio sotto il quale da piccola lei giocava.
Inoltre, le torna in mente un fatto particolare. Azzurra dall’età di nove anni riceve a ogni compleanno una lettera da un mittente sconosciuto. Le pagine raccontano la strana esperienza di un ragazzo che incontra i Nafix, creature fantastiche che hanno il compito di custodire i sogni degli uomini e di dar loro l’energia per realizzarli. Purtroppo i Nafix si sono fatti corrompere dalla cupidigia. Il ragazzo nella sua vita dovrà riuscire a provare un sentimento di amore disinteressato in modo da poter generare un Nafix puro, quello che avrà in custodia il sogno di essere felici. Il ragazzo accetta ma si impegna di sua volontà anche con il Nafix dell’amore sincero. Promette infatti di stare sempre vicino e di proteggere una ragazzina.

Azzurra in ospedale lotta con la memoria, sa che nella sua infanzia è accaduto un fatto tremendo ma non riesce a ricordarlo.

Da adulta aveva provato in ogni modo a rimuovere questo blocco, ma solo verso la conclusione capirà che le lettere, delle quali non è mai riuscita a scoprire il mittente, e il vuoto mnemonico sono collegati.
In ospedale ricorda che da piccola, vicino ai luoghi in cui giocava con il nonno, aveva conosciuto Michele e un suo amico poeta, due adolescenti. Si era innamorata dell’amico misterioso, come si innamorano i bambini, ma si era anche fidata troppo di Michele, che l’aveva violentata. Lei e l’amico, però, erano stati costretti sotto ricatto a mantenere il segreto.
Dopo queste rivelazioni Azzurra scopre di essere in coma, mentre fino a quel momento era convinta di poter parlare con il fratello.
In ospedale riceve l’ultima lettera di compleanno, ma questa volta a leggerla sarà un Nafix. Dal contenuto capisce che il ragazzino della sua infanzia e il ragazzo del bar sono la stessa persona. L’autore, rivelatosi, spiega quindi le ragioni del suo sacrificio. Anni fa aveva promesso di proteggerla, ma il patto con il Nafix dell’amore sincero era stato rotto quando lui non aveva denunciato Michele ed era andato a vivere altrove.

Ogni patto richiede un conto da pagare, e per salvare la vita di Azzurra, il ragazzo aveva optato per un gesto estremo, offrendo la sua e compiendo un gesto di amore disinteressato. Rimanendo in coma però l’azione non è stata completata. Il Nafix propone ad Azzurra una scelta: morire e salvare il ragazzo, diventando lei un Nafix puro, o salvarsi e fare in modo che sia il ragazzo ad avere questo destino?
La ragazza prova uno struggente dolore per i suoi cari, ma sceglie di sacrificarsi diventando Azzurra dei Ciliegi. Compiendo così un atto di amore disinteressato, portando l’antica purezza nel mondo dei Nafix.

Siete curiosi? Vi lascio un estratto?

«Nonno, perché la nonna ti chiama vecchio?»
«Perché lo sono, Azzurra.»
«Io non ti vedo vecchio, però!»
«Grazie!» esclamò ridendo il nonno. La bimba tracciava linee colorate su un foglio bianco. Dava forma a un paesaggio di pastelli di cera e gigantesche facce sorridenti. Il nonno approfondì il discorso.
«Vedi, io non ti sembro anziano perché mi guardi con occhi diversi. Ma gli anni che ho sono molti.»
«Lo so, nonno. Però non voglio che tu sia vecchio.»
«Se potessi scegliere, forse non lo sarei nemmeno io. Ma è anche bello avere tanti anni.»
«Anche a me piacerebbe averne tanti. Oppure, averne sempre pochi.»
«Sono discorsi seri, Azzurra. Rifletti, però: ogni età ha i suoi vantaggi, non pensi?» ragionò il nonno.
«Non lo so. Dipende.»
«E da cosa?» la interrogò ancora. La mano della bambina smise per un attimo di istruire il percorso del pastello di cera. La casa blu mantenne il tetto in equilibrio sull’unica parete che andava a piantarsi nell’erba arancione. Il comignolo rosso parve, per un istante, scivolare sul piano inclinato di quello che, più in là con gli anni, le avrebbero spiegato essere il cateto più corto di un triangolo rettangolo.
«Perché mi chiamo Azzurra?»

 

Segnalazione a cura di Sara Cordioli

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