Il Sole e Luna Blog intervista Anemone Ledger

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L’intervista ad Anemone Ledger

Oggi per voi il Sole e Luna Blog intervisterà Anemone Ledger. Ti ringraziamo di essere qui e di dedicarci parte del tuo tempo. Iniziamo subito con le domande.

  1. Anemone è un fiore debolmente velenoso, ma chi c’è dietro questo nome?Solitamente tendo il più possibile a celare il mio vero nome, come farò anche adesso. Questo perchè ho adottato “Anemone Ledger” più che come pseudonimo, come vero e proprio nome. Anemone, oltre ai molteplici significati che questo termine assurde, mi rimanda a qualcosa di diverso, di insolito, di strano, di particolare. Di debolmente velenoso, certo, ma che riesce ad infettare i propri testi con parole e con frasi che vanno al di là del debole; che sfociano nell’horror. Ho scelto Ledger come cognome, invece, per Heath Ledger, attore che ha vestito i panni del Joker di Nolan, mente eccentrica che mi ha sempre affascinato.
  2. Sei del 99, quindi sei giovanissima, un’adolescente nel pieno dei suoi anni. Cosa ti ha portata alla scrittura?La molta lettura mi ha portato alla scrittura, null’altro. Fin da piccola ho letto moltissimo e, devo dire la verità, ho iniziato proprio con storie macabre e inquietanti.
  3. C’è stato un autore che ti ha influenzata e migliorata in qualche modo?Certamente Baudelaire mi ha influenzato tantissimo, come pure King e Poe. Ciò che negli ultimi tempi mi ha particolarmente preso e che penso abbia cambiato di non poco i miei temi e il mio stile è stato “L’azteco” di Gary Jennings. Oltre agli elementi orrorifici, proprio il backgroud storico – riferito ai nativi americani e ai popoli precolombiani – mi ha catturato. Ora tendo a sviluppare molto di più questo aspetto e anche le descrizioni. Quel testo ne è pienissimo e, al contrario di quanto generalmente si pensi, ciò non mi ha annoiato affatto, anzi!

  4. Hai collaborato con molti giornali come LA VOCE DI ROMAGNA, cosa ha incuriosito i redattori di te?Proprio il fatto che io scrivessi di certi generi e che fossi dunque affascinata alla cronaca nera. Quanto ho insistito perchè potessi seguire un caso, non di quelli spaventosamenti violenti certo… non ne hanno voluto sapere!
  5. Cosa ti fa definire scrittrice? Qual è il tuo potenziale che ti rende diversa da altri scrittori?Mi ritengo scrittrice perchè lo scrivere è ciò che ho scelto per la vita e non un hobby. Studio moltissimo per divertarlo e per esserlo al meglio. Ritengo che il mio potenziale sia proprio il genere che ho scelto e la creatività che uso per renderlo ancora più particolare di come già lo sia.
  6. Sei una self publishing, cosa credi porti sempre più gli scrittori ad auto pubblicarsi ?Il fatto che molte case editrici tradizionali guardino all’autore come prodotto, piuttosto che ciò che realmente egli sia. Molto spesso, nonostante si paghino ingenti somme per pubblicare, non si ha nemmeno quel briciolo di sponsorizzazione dovuta, nemmeno un po’ di pubblicità. In questi casi, per me, il self publishing è la via più che giusta.
  7. Veniamo al tuo libro adesso “L’insana improvvisazione di Elia”, parlaci di questo personaggio. Cosa lo rende forte e cosa fragile?Elia Vettorel è un personaggio fragile, fragilissimo. Il personaggio a cui sono legata di più, di tutti quelli di cui ho scritto. Proprio la sua fragilità lo renderà assassino, assieme alla sua particolare condizione quotidiana, i suoi sogni illusori e la sua vana speranza di essere altro, oltre se stesso. Il suo punto di forza? L’essersi fermato al primo omicidio, per quanto l’esistenza possa averlo turbato a livelli disumani.
  1. Elia in realtà chi è per te?Riporto la prefazione che ho scritto per il testo:

    “Incominciai a scrivere la fiaba nera di Elia Vettorel circa un anno e mezzo fa, dopo essere stata per parecchio tempo al fianco di una persona che, in un modo o nell’altro, mi ricorda proprio lui. Partii per una sorta di viaggio e ne stetti per così tante ore lontana – le contavo, le ore, sottraendole al mio ritorno a casa minuto per minuto – che scrissi per parecchio pensandolo. Furono i giorni in cui capii come l’amore, attraverso la mia mente assuefatta dalle numerose opere d’orrore lette, potesse essere, nonostante sentimento bellissimo, completamente trasformato in qualcosa di macabro. Furono i giorni in cui capii che questo genere così cupo avrebbe pervaso ogni cosa che avessi scritto, inevitabilmente.
    Per il resto, terrò tutti gli altri segreti personali, relativi a questa
    fiaba nera, per me.

    21 gennaio 2017, Anemone Ledger.

    Post scriptum: in sottofondo la colonna sonora di Cannibal Holocaust, grandioso film di Ruggero Deodato.”

  2. Interessante la scelta di una colonna sonora in sottofondo, come mai proprio Cannibal Holocaust?Cannibal Holocaust è uno dei film che meglio rispecchiano l’intenzione stessa del genere horror. Un documentario nudo e crudo, di fatti. Ho scritto moltissimo ascoltando le note di quella colonna sonora: fantastica!
  3. Elia o meglio l’intero libro sembra ruotare intorno ad una tematica comune: la mancanza di qualcosa che ci rende altri, hai mai sperimentato ciò su te stessa?Certo. Elia, nella realtà, è stato ciò che mi è mancato e mi ha reso altro. Come nella prefazione, non dirò nulla di più al riguardo.
  4. Che progetti hai per il futuro, torneremo a leggere di te?Lo spero! Personalmente, non smetterò mai di scrivere!
    Per questo, sono caparbia e convinta.
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