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“Giovani Inversi” di Romina Lombardi

giovani inversi

“Giovani Inversi” è la potente raccolta poetica di Romina Lombardi, edito NPS Edizioni.

Ecco la recensione approfondita della nostra Sveva.

Scopri il libro qui.

Di questo compendio di poesie colpisce anzitutto il titolo dalla doppia esplorazione semantica. Infatti, immediatamente penso alla disposizione in  versi poetici che costituisce le fondamenta del testo e, successivamente, all’aggettivo inverso. In questa seconda accezione è racchiusa la tensione a spezzare schemi di pensiero e di azione desueti, compiendo, almeno interiormente, un’inversione di tendenza, di marcia verso se stessi e la propria autenticità.

L’aggettivo inversi si riferisce a un soggetto plurale: giovani. È chiaro l’intento di rivolgersi a specifiche soggettività: coloro che ancora non hanno raggiunto la completa maturità, che quindi sono dotati di una certa flessibilità a errare nelle pieghe della vita, a scoprirsi, a tentare atti coraggiosi. Ma la parola giovani può divenire altresì veicolo di un viaggio interiore volto a contattare ricordi di un tempo fresco, più libero, slegato dai soliti meccanismi, ruoli e prestazioni. Insomma, volto a ripristinare una gioventù interna indipendentemente dalla propria età anagrafica.

Non a caso, la poesia di Romina si appella ad una comunità ben specifica: quella dei sensibili, degli esclusi, dei diversi. In particolare, l’autrice accenna al fenomeno del bullismo. Una forma di discriminazione e di giudizio molto violento e difficile da scardinare. A partire dalla dedica, arriva forte l’invito che grida la necessità di smettere di mentirsi, per non vedere, per nascondere il proprio disagio oppure per omologarsi, forzatamente, alla grande massa.

I punti essenziali che invogliano e incoraggiano la lettura di questa raccolta sono:

  • L’intento potente e schietto che fa da sfondo al dialogo tra l’autrice e il lettore;
  • Le figure poetiche che esaltano i componimenti. Esse appaiono precise, immediate e affascinanti;
  • I disegni che completano l’opera.

Analizziamoli in modo approfondito.

Queste parole poetiche rivendicano il diritto-dovere di esprimersi in quanto soggetti unici ed irripetibili.
Non a caso, l’autrice utilizza la metafora della “veste giusta” nello spazio dedicato alla prefazione.
Il primo abito che noi tutti, come esseri viventi e poi umani indossiamo è la nostra pelle. E, per l’autrice, la veste giusta è proprio indossare se stessi, come si è nel bene e nel male, facendosi portatori della propria diversità intrinseca che, trovo sia facile sinonimo di unicità.

Nella prefazione spicca un messaggio di onestà, di riuscire (finalmente) a vedere se stessi tutti interi. Secondo l’autrice, la poesia non ha potere salvifico, quest’ultimo è lasciato alla coscienza dell’essere umano e al suo libero arbitrio: è lui che decide se salvarsi o meno.
Piuttosto, la poesia aiuta a dirsi, a raccontarsi attraverso espressioni totali, presentandosi, di fronte al mondo, completi. Per l’essenza che si è.
Pertanto, anche il dolore non va nascosto in quanto si indossano già fin troppe maschere per sondare il mondo. Ci vuole coraggio e orgoglio.
Tale aspetto è inteso non tanto nel senso egoico, piuttosto nell’accezione di fierezza di Sé, come un gesto di auto-riconoscenza necessario e sì, questa volta, salvifico.

Come ricorda Romina, infatti, ci si salva sempre e comunque da soli, a partire dalla volontà di agire questa salvezza, interna, profonda.
Giovani Inversi si compone di 18 poesie. La lingua è contemporanea e la struttura poetica risulta libera. Alcuni componimenti sono costituiti da un gran numero di versi, rispetto ad altri, più essenziali e contenuti.
Questa caratteristica genera un ritmo nella lettura come un sali – scendi, come una respirazione fatta di inspiri e di espiri più o meno profondi.
I messaggi trasmessi sono intensi e intrisi di emozioni forti che, inevitabilmente, riscuotono il lettore a riappropriarsi della propria vita emozionale, spesso tralasciata dietro le maschere e le convenzioni sociali a cui, sovente ci si piega, più o meno inconsapevolmente.

Un altro aspetto che mi ha colpita è la presenza di data e luogo posti in calce alle poesie. Queste suonano come indicazioni di una sorta di mappa delineata attraverso delle tappe – di sosta interiore – del viaggio personale dell’autrice.
Qui si presenta il tema dell’ineffabile e dei mondi plurimi perché spesso il luogo è semplicemente denominato: “da qualche parte”.

Per quanto riguarda le immagini poetiche, vorrei citarne alcune che mi hanno molto colpito. Per esempio: “ho negli occhi/ l’immagine sfuocata/di un fiume/che scorre con le sue sottane d’acqua/e la sensazione di una vita di nebbia” (tratto da Una vita di nebbia).
Ancora: “Trovo forza in me/quando mi vedo immagine di tutte le mie esperienze/il resto/è lievito nell’aria,/impreciso e confuso.” (tratto da Onde).
Infine, ho molto apprezzato la poesia Puzzle, di cui vorrei citare i versi che maggiormente hanno risuonato in me: “Amo il mondo/quando la gente si inginocchia al silenzio/e i rumori della natura prendono la parola/e regnano, anarchici./Sogno un’oligarchia/ di suoni non umani.”
In questo componimento è potente il ribilanciamento tra l’idea di superiorità, tutta umana, e la presenza della Natura che esiste, sopporta e avvolge tutte le creature, mostrando la sua muta saggezza.

In generale, ho riscontrato vigorosa la dimensione del dialogo tra l’autrice e presenze Altre ricordate o immaginate, reali o invisibili. Si tratta di un’energica forma di comunicazione in grado di veicolare la già citata l’intensità emozionale che passa – indistinta – a chi legge. C’è molta onestà e schiettezza, aspetti a cui forse non siamo più abituati, riferendoci a forme espressive sempre (troppo) edulcorate o mistificate.
Infine, per ciò che concerne l’ultimo punto, vorrei soffermarmi aggiungendo qualche spunto riflessivo. Le illustrazioni sono opera dell’artista Alice Walczer Baldinazzo. Esse ben si armonizzano con gli scritti poetici di Romina. Inoltre, intuitivamente, queste illustrazioni mi hanno rimandato allo stile sognante di Chagall: per le forme, sempre tondeggianti, per i colori e per la frequente presenza di una coppia, silenziosa ma unita.
Si tratta di illustrazioni che fanno risaltare il lato invisibile, più nascosto degli eventi, delle cose del mondo, ma ricco di valori a cui prestare attenzione, argomentazioni predominanti nella poesia di Romina Lombardi.

In conclusione, Giovani Inversi si inserisce all’interno della collana “Gli straordinari” di Nati per Scrivere Edizioni.
Credo che valga la pena spendere due parole anche su questa collana, alla quale sono dedicate alcune righe alla fine del libro. Ciò che sottende a “Gli Straordinari” è un ambizioso intento: far brillare le persone grazie e attraverso la loro unicità. Ricondurre, cioè, attraverso il potere della parola ad una dimensione più umana, ecumenica caratterizzata da occhi che si guardano, emozioni condivise, incontri al di là delle maschere senza temere il giudizio altrui e, forse, anche il proprio.
Queste sono tutte indicazioni da non sottovalutare in quanto portatrici di valori profondi, di verità umane che si diffondono attraverso la lettura, il fare poesia e, infine, il porsi in ascolto attivo verso l’Altro e ciò che ci circonda e di cui Giovani Inversi ne è brillante esempio.

Sveva Borghini

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