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Intervista a Karim Mangino, autore di: Il cielo buio di domani, Ioscrittore ebook

cop1)      Ciao Karim, benvenuto nel nostro blog. Vuoi presentarti ai nostri lettori?

Grazie per la vostra cortesia e per l’ospitalità. Il mio nome è Karim ma non sono straniero, sono nato in un piccolo paese del Sannio e ho passato la mia infanzia cambiando città ogni 3-4 anni, dopo aver abitato a Reggio Calabria, Napoli, Bari, Avellino e Perugia sono arrivato Salerno dove ora vivo con la mia famiglia. Ho tre figli intorno ai quali gira la mia vita e ai quali questo romanzo è dedicato. Mi piace il teatro. Da ragazzo mi piaceva così tanto da fondare un’associazione teatrale con gli amici e girare tutti i teatri della provincia (i più piccoli) con spettacoli di Aristofane, Pirandello, Camus, De Filippo. Recitiamo ancora,  e sempre con lo stesso entusiasmo. Dipingo o disegno a volte, per rilassarmi, un hobby, niente di più. E gioco a scacchi, se mi capita una sfida con un vecchio amico del circolo scacchistico non mi tiro indietro. Scrivere è invece un’altra cosa. Scrivere è una passione. La mia passione più grande. E quando una passione è così importante e ingombrante nella tua vita credo basti questo a definirla. Ogni altra parola sarebbe banale o superflua.

2)      Com’è avvenuto il tuo incontro con la scrittura?

Leggere è la base, scrivere è l’altezza. La base me l’ha data mia madre che ho sempre visto nel tempo libero con un libro in mano. Ancora oggi a ottant’anni divora un romanzo dopo l’altro ed è la mia prima lettrice. Da bambino disegnavo fumetti, inventavo personaggi e scrivevo storie. E da ragazzo avevo già un cassetto pieno di racconti battuti su una vecchia Olivetti “lettera 32”. Poi la mia fidanzata (ora mia moglie) mi ha fatto scoprire il mondo dei concorsi letterari, ancora me lo ricordo il ritaglio di un settimanale che mi ha portato molti anni fa, quel primo concorso che vinsi. Da allora ho vinto diversi premi con i miei racconti, e ora Il cielo buio di domani ha visto la luce.

3)      Sei uno scrittore che ama cimentarsi in vari generi letterari. Dal noir all’erotico, passando addirittura per la favola. Come si conciliano questi elementi?

Avendo cominciato partecipando ai concorsi letterari, ho scritto di tutto. È stata una buona palestra. Vincere un concorso per favole ha fatto poi nascere un libro di storie per bambini, e per entrare in un’antologia di racconti noir o erotici di un determinato editore mi sono cimentato con questi generi letterari. È stato un lavoro che mi è servito molto. Ogni racconto, di qualsiasi genere, è un piccolo passo che affina e lima la tua scrittura, un tassello per poi arrivare ad affrontare l’avventura più complessa di concepire un romanzo.

4)      Ho avuto il piacere di leggere l’incipit del tuo romanzo Il cielo buio di domani, durante la prima fase del torneo letterario IoScrittore. Devo dire che mi ha subito colpito la storia e che non sono riuscita a dimenticare i regali che il padre conserva per ogni compleanno della figlia. E’ una storia amara, così reale che immedesimarsi nelle vicende risulta molto naturale. Ci racconti da dove nasce l’idea per questo romanzo?

Quando viaggiavo in autostrada da bambino mi hanno sempre colpito le case isolate in mezzo alla campagna. Le seguivo con lo sguardo dal finestrino dell’auto e mi chiedevo: “Chi vive lì, così lontano da tutto? Cosa succede lì dentro?” Ogni romanzo secondo me nasce da domande del genere. Vedi un barbone per strada, i suoi stracci, i cartoni sul marciapiedi e ti poni le stesse domande: “Chi vive così lontano da tutto? Cosa è successo lì dentro, in quel cuore?”. Il cielo buio di domani è nato così. Mi fa piacere sentirti dire che immedesimarsi nelle vicende di Raffaele Marino risulta molto naturale, ho cercato di portare il lettore per mano dentro gli abissi della sua anima, il suo non è un percorso lineare, anzi, è contorto e difficile, ma proprio per questo naturale, umano.

5)      Il cielo buio di domani affronta temi attuali e forse ancora poco riconosciuti. Primi fra tutti lo stalking e la camorra. Qual è il messaggio che vorresti arrivasse al lettore?

Lo stalking. Un problema grave e sottovalutato in Italia: fino al 2009 non esisteva una legge per proteggere le vittime di persecuzioni e minacce. Siamo così indietro su questo tipo di cose che non abbiamo neanche una parola appropriata per definire il problema e abbiamo dovuto prendere il vocabolo in prestito dall’inglese. Roba che a denunciare uno stalker (che poteva anche minacciare di morte la sua vittima) ci si sentiva rispondere dai carabinieri: “Non possiamo fare nulla finché non mette in pratica le sue minacce”. Ridicolo ed estremamente tragico allo stesso tempo.

Stalking, camorra, mancanza di giustizia, assenza dello Stato. I temi del romanzo sono diversi, ma vanno tutti in un’unica direzione: “Non mi lasciate solo.”

L’urlo interiore di Raffaele Marino è questo: “Non mi abbandonate”.

E il paradosso, ciò che rende umano ed estremamente vulnerabile questo personaggio, è proprio il fatto che mentre il suo cuore chiede di non essere abbandonato a se stesso egli fa di tutto per isolarsi ed essere solo.

M1 0836)      Mentre stavo preparando le domande ho aperto il file del tuo romanzo, tanto per prendere qualche spunto. Sono rimasta incollata alle pagine fino alla fine! Il cielo buio di domani racconta la storia di un padre che affronta, a modo suo, la morte della figlia. In alcuni punti sembra di leggere un romanzo di riscatto, la voglia di vivere di Raffaele pare, a tratti, voler riaffiorare. Eppure tu rimescoli continuamente le carte. Chi è Raffaele? E chi i personaggi che ruotano intorno a lui?

Mi fa piacere di averti fatta incollare alle mie pagine fino alla fine! Non c’è soddisfazione più grande per un autore.

Questa è la domanda più difficile di tutte. L’ho lasciata per ultima. È una domanda difficile perché mi chiede chi è “davvero” Raffaele Marino. È un padre che affronta a modo suo la morte della figlia e fin qui ci siamo, ma poi? Cosa vuole davvero? Si affanna, si danna, per ottenere qualcosa eppure ci dice che il suo desiderio gli fa paura, le sue emozioni sembrano frenarlo ogni volta che fa un passo verso il risultato finale e ogni volta le mette a tacere, in parte. E comunque va avanti.

Raffaele è un uomo, tutto qui, con tutto un fardello di contraddizioni aggravate dal fatto che è solo e disperato.

Il romanzo è in prima persona, non c’è un narratore onnisciente che dice le cose stanno così e così. La telecamera che si muove nei quartieri di una Napoli fredda e ostile, è nella testa del protagonista. Quindi il lettore non sa niente di più di quello che passa nella testa di Raffaele Marino stesso. La storia è vissuta da chi legge in modo diretto.

Le carte si rimescolano continuamente, come dici tu, e in un certo senso si rimescolano da sole, sono gli incontri, i pensieri, le emozioni del protagonista che si rimescolano senza via d’uscita.

In un personaggio così non ci possono essere linee guida, come non ci sono in nessuno di noi se viene osservato con una lente d’ingrandimento dentro le pieghe dell’anima.

I personaggi che ruotano intorno a Raffaele sono molti. E con tutti il rapporto è difficile. Alcuni sono più semplici, sono ostacoli che deve superare per andare avanti, con altri, come Lisa, il rapporto è più complesso. Il rapporto è conflittuale perfino con l’anziano e mite gioielliere suo vicino di negozio con il quale si confida, ma solo per necessità e dopo quindici anni di buongiorno e buonasera e nient’altro.

I simboli del dramma che Raffaele vive sono secondo me, che modestamente ho visto più da vicino le sue vicende, gli occhi freddi della moglie che lo fissano dall’altra parte di un monitor del computer e nel finale un gesto molto semplice, il killer della camorra che gli mette una mano sul braccio, un gesto ambiguo e molto significativo.

7)      Devo confessare che sono un’animalista convinta e alcune parti di questo romanzo mi sono apparse in tutta la loro crudeltà. Posso chiederti perché hai inserito questi episodi tanto cruenti? Che ruolo ha Chillèr nella vita del protagonista?

Amo gli animali e ti capisco, alcune scene sono molto cruente. Ma quello, purtroppo, è l’Inferno nel quale scende il protagonista. Un Inferno che tra l’altro esiste davvero “ci sono posti a meno di venti chilometri da casa tua che non immagini possano esistere” dice a un tratto Raffaele Marino. In alcuni cantieri abbandonati, nelle cave, nei capannoni industriali in periferia, quello che descrivo nel mio romanzo accade, è una delle tante piaghe della criminalità organizzata.

Il ruolo di Chillèr è fondamentale. Vi anticipo che Chillèr è un cane, un cane speciale, molto speciale, che Raffaele Marino salva da morte certa. La sua figura si può vedere e interpretare in molti modi. Rappresenta davvero la somma più alta delle contraddizioni che il protagonista vive.

Prima di tutto è l’unico essere vivente che il protagonista ha accanto nella sua solitudine e questo già la dice lunga sul forte legame che c’è tra loro. Purtroppo Chillèr è anche l’unico mezzo che Raffaele ha per accedere a un mondo che non gli appartiene, il mondo della malavita organizzata. Il cane è la sua pedina e nell’ottica di perseguire fino in fondo il suo obiettivo, diventa una pedina sacrificabile.

Chillèr in questo senso ha un forte valore simbolico. È un alter ego di Raffaele, è la sua determinazione incarnata, è la fiducia della quale ha bisogno per andare avanti, è la rappresentazione della forza, per sfidare il mondo e le avversità, che il protagonista nel corso della sua vita non ha mai avuto. “È lui il centro del mondo. Vorrei essere lui” pensa Raffaele mentre osserva il suo cane, e poi più avanti “È lui la mia ancora”.

E nonostante questo, essendo Chillèr tutto ciò che Raffaele ha per ottenere quello che vuole, essendo l’unica fiche da mettere nel piatto per continuare a giocare, be’ lui deve giocarsela, anche se il gioco è orrendo.

8)      Chiusa l’ultima pagina, sorge spontanea una domanda: le vicende di Raffaele sono davvero finite?

Purtroppo sì, le vicende di Raffaele Marino finiscono. È un personaggio che ho sentito molto e nel quale non è stato difficile entrare perché ho anch’io una figlia. Sembra un’assurdità quella che ho detto: “non è stato difficile entrare in un personaggio così complesso e contraddittorio”, ma è così. Le sue debolezze sono le nostre di fronte a una tragedia più grande di noi, le sue contraddizioni, la sua solitudine e sì, anche la sua feroce determinazione, è la nostra se a un tratto tutto quello che abbiamo costruito nella vita viene spazzato via in un attimo, per un unico folle gesto che tra l’altro poteva essere evitato.

Non sono stato tenero con lui, lo ammetto, la sua storia è molto dura. Chi leggerà il libro troverà  che l’immagine delle porte che si chiudono una dopo l’altra, man mano che Raffaele porta avanti i suoi progetti, sia quella che rispecchia meglio la parabola che segue questo personaggio. Desiderare ardentemente e fare qualsiasi cosa per raggiungere ciò che si vuole porta a delle rinunce. Chi desidera superare un esame all’università rinuncia a una serata in discoteca, be’ a Raffaele Marino non è rimasto molto dopo quello che gli è successo, è già un uomo solo, e quello a cui rinuncia è se stesso. Nel corso della storia cambia se stesso in modo graduale ma inesorabile. Le porte del suo passato, di ciò che lui era, si chiudono, sbattono con forza per non riaprirsi più e vediamo come l’esistenza del protagonista si riduca a essere solo in funzione della realizzazione del suo desiderio. Quando il romanzo finisce l’uomo Raffaele Marino ha davvero completato la sua parabola, ha davvero rinunciato a se stesso ed è come se non esistesse più.

9)      Di solito queste interviste sono per lo più indirizzate all’autore in modo che i nostri lettori possano conoscere lui e i suoi gusti. Questa volta quasi tutte le domande vertono sul tuo romanzo. Lasciamoci con il racconto della tua esperienza al torneo letterario Gems che ti ha visto arrivare fra i trenta vincitori.

Ho saputo di questo Torneo Letterario da due amiche che avevano partecipato l’anno scorso. Per arrivare fino in fondo c’è un bello slalom da fare e la selezione è stata dura visto che eravamo in 1100 ai nastri di partenza. La formula è particolare: i concorrenti stessi sono anche i giudici che effettuano la selezione dei romanzi partecipanti. Non sono mancate le critiche, ma il comportamento dei lettori-concorrenti è stato in massima parte corretto e sostanzialmente devo dire che il Torneo è un’ottima iniziativa nel mondo dell’editoria, qualcosa di nuovo, utile per dare spazio agli esordienti.

Resta da vedere il seguito. Io credo che il Torneo non si debba concludere con la semplice pubblicazione dei trenta e-book. Fino alla proclamazione dei vincitori GeMS non ha lavorato affatto, la lettura dei testi, la selezione, la compilazione delle schede di valutazione è stata tutta a carico dei concorrenti stessi.

Ora ci sono trenta nuovi e-book pubblicati. Gli autori sono stati vincolati al Gruppo editoriale con un contratto. Bene, mi aspetto che GeMS lavori da adesso. È interesse dell’editore promuovere (e spendere) per vendere (e guadagnare). Altrimenti questo lavoro di scouting andrà perduto.

Invito l’editore a non fermarsi alla pubblicazione. Si tratta di e-book, pubblicati con un costo minimo rispetto a un cartaceo, quindi forza: promuoveteli, ora. Fatevi in quattro come fareste se i vostri magazzini fossero pieni di libri.

Fare in modo che questi e-book abbiano un pubblico, dei lettori, delle persone che li possano apprezzare è l’ultimo e più importante passo da compiere.

Questa era l’ultima domanda, Karim. Grazie per esserti reso disponibile nel rispondere alle mie domande. Ricordiamo ai nostri lettori che presto pubblicheremo la recensione a: Il cielo buio di domandi e che l’ebook è acquistabile al seguente link:

http://www.ioscrittore.it/doc/68182/il-cielo-buio-di-domani.htm

Qui potrete trovare il booktrailer:

http://www.youtube.com/watch?v=UmLH8tDIRvI

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