Intervista a Roberto Re autore di; La valle dei dimenticati, Sangel edizioni.

1)    Ciao Roberto, è un piacere ospitarti nuovamente nel nostro blog. Siamo arrivati alla pubblicazione del secondo libro; cos’è cambiato dal Libro dei misteri?

Ciao Laura, grazie a te per l’ospitalità! Cos’è cambiato dal Libro dei Misteri? Direi praticamente tutto…Intanto ho capito meglio come funziona il mondo editoriale e ho evitato gli errori di inesperienza della precedente pubblicazione. Sicuramente posso dire che sia cambiato molto anche il mio modo di scrivere e di sviluppare la storia, prestando più attenzione ai singoli particolari e a certi aspetti che, la prima volta, fai più fatica a tenere sotto controllo. Ed è migliorata anche la costanza: se Il Libro dei Misteri mi ha tenuto occupato circa un decennio a tempi alterni, la storia dei Dimenticati l’ho completata in due anni. E tenendo conto dello spessore, direi che di meno non avrei potuto metterci…

 

2)    Da scrittrice, mi rendo conto che, ogni nuovo romanzo  che scrivo diventa sempre più completo. Capita lo stesso a te? Pensi che, la scrittura sia un percorso di vita?

Penso che la scrittura tenda a seguire il nostro processo di crescita. Più cresciamo, più maturiamo, più ci troviamo di fronte alle sfide di tutti i giorni, più cambiamo noi stessi e il nostro modo di comportarci e ragionare. Non so se per te vale lo stesso, ma la scrittura è una valvola di sfogo che riflette il nostro essere. A volte, davanti alla tastiera dopo una giornata particolarmente intensa o difficile, mi accorgo che riesco a scrivere più di getto rispetto a giornate calme e tranquille. Ed è quasi un toccasana…per questo mi sono sempre divertito a dire che, per me, la scrittura è come per altri una seduta dallo psicologo. Con la differenza che non devo pagarlo, e mi diverto.

 

3)    Parliamo di La valle dei dimenticati. In questo libro, fra le altre cose, si parla di impossibilità a sognare. Mi sembra un tema molto attuale. Tu perché l’hai scelto?

L’impossibilità fisica di sognare nel mondo dei Dimenticati è una metafora della difficoltà di sognare dei nostri tempi. Non solo di sognare, ma anche di realizzare ciò che sogniamo. E allora, insieme ad altri aspetti del nostro mondo reale, ho voluto trasportarlo nell’ “altro mondo” e utilizzarlo come traccia di fondo, intorno alla quale sviluppare tutto il resto della storia partendo dalla scelta dei protagonisti. Persone semplici, come potrebbero essere ciascuno di noi, che hanno delle difficoltà e devono compiere scelte anche contro il loro volere, ma che devono farlo per proseguire lungo una strada che li accomuna. Inizialmente sono guidate da sogni, anche se loro non lo sanno perché non conoscono il significato di questo termine e si limitano a chiamarli “immagini”, ma saranno proprio queste immagini il filo conduttore dell’inizio della loro avventura.

 

4)    Il genere rimane il fantasy; cosa ti piace di questo mondo letterario? Secondo te, per scrivere fantasy, è necessaria una ricerca riguardo ai nomi, alle leggende o ai luoghi citati nei romanzi o possono essere tranquillamente inventati?

Il fantasy è un genere interessante perché mi concede la possibilità di estrapolare concetti e avvenimenti del nostro mondo, e portarli in un mondo immaginario. Puoi svilupparli fuori dagli schemi della nostra quotidianità, ed è un qualcosa che mi stimola nel cercare sempre qualcosa di diverso e, magari, poco battuto. Per farti un esempio evidente del libro, nella mia storia vi è una coppia di protagoniste lesbiche. Non è stata una scelta fatta così, tanto per cercare di suscitare un po’ di scalpore, ma sono stati due i motivi principali che mi hanno spinto a questa scelta. Primo, mentre iniziavo la stesura dei Dimenticati le notizie sui GayPride e i diritti delle coppie omosessuali erano all’ordine del giorno nei telegiornali e nei quotidiani. Secondo, pensandoci mi rendevo conto che, pur avendo letto centinaia di romanzi fantasy, mai mi ero imbattuto in protagonisti maschili o femminili con tendenze omosessuali. E allora mi è sembrato interessante provare a battere questa strada: con questo non voglio dire che nessuno ci abbia mai pensato, perché sicuramente non sarà così, ma io non ho mai trovato nulla a riguardo. E quindi, ecco che mi è balenata la possibilità di un collegamento tra un tema attuale del nostro mondo e la voglia di spostarlo nel mondo immaginario…

Riguardo a nomi, luoghi e leggende…il discorso si farebbe lungo. I nomi troppo arzigogolati li trovo insopportabili, così pure come quelli che per sembrare “abbastanza fantasy” sono un groviglio di w y h k x ecc ecc buttati lì alla rinfusa. E allora anche qui mi sono divertito pescando in parte dal nostro mondo: non tanto per i nomi di persona, che ho cercato di tenere comunque il più chiari possibili pur dovendo comunque avere un qualcosa di esotico (ve li vedete nomi come Aldo Giovanni e Giacomo in un fantasy, giusto per fare un esempio?), quanto più che altro per i nomi dei popoli. Demosoneiros e Kimòmenios hanno un suono che sa di Grecia antica perché…hanno significati greci.  Il perché, si capirà leggendo…

 

5)    Per questo nuovo romanzo hai anche cambiato casa editrice. Perché?

Beh…non voglio sembrare troppo polemico, ma definire quell’altra una casa editrice è un po’ eccessivo. Purtroppo è uno di quegli errori di inesperienza dei quali parlavo nella prima risposta: quando non hai conoscenze nel settore e non hai nessuno a cui chiedere che sappia darti pareri chiari, è facile farti infinocchiare con quei contratti “ti pubblico ma ti compri tot copie”. Perché non sai che non è così che dovrebbe funzionare. Conla SangelEdizioniho trovato un’ottima editrice che dimostra non solo di saper lavorare bene, ma anche di avere la volontà di seguire l’autore passo per passo: dal contratto ai lavori sul libro alla copertina, tutto fatto con la massima chiarezza e disponibilità. E vedi anche la voglia di investire sul libro col marketing, tanto che la prima edizione è andata esaurita in una settimana.

 

6)    Quale sottofondo musicale si addice alla lettura de La valle dei dimenticati e perché?

Guarda, la colonna sonora dei Dimenticati si divide in due parti. Praticamente, mentre scrivevo la prima metà del libro non ascoltavo altro che Epic Metal, più precisamente un sottofondo di Nightwish. Poi mi è capitato, per puro caso, di imbattermi in “Gotta be somebody” dei Nickelback e, appena sentita, ho pensato: “Cazzo, questa sembra scritta apposta per il libro!”. E’ impressionante, perché tutto il testo della canzone ricorda in pieno i pensieri che caratterizzano i Dimenticati. E allora l’ho adottata come colonna sonora: se ne faranno un film, la voglio mentre scorrono i titoli di coda!

 

7)    Hai mai immaginato i tuoi romanzi trasformati in film? Ti piacerebbe lavorare con un regista o degli attori specifici? E tu, preferisci leggere le storie direttamente su carta o prima guardi il film e poi decidi?

La Valledei Dimenticati come film? Sarebbe un film sborone (sorrisetto ironico). Vedi, uno dei complimenti più belli fatti al mio modo di scrivere, è che mentre legge il lettore ha la scena davanti agli occhi, riesce ad immaginarsela come un “effetto visivo”. E forse sono un po’ arrogante nel dirlo, però si…i Dimenticati hanno una trama e uno svolgimento che trasportati in un film farebbero una bella impressione. Ok, l’ho detto. Però, non so se riuscirei a lavorare a stretto contatto con un regista: spesso hanno la pessima abitudine di voler stravolgere parti del racconto per interpretarlo a modo loro. Che cavolo, se hai una storia scritta su carta segui quello che c’è scritto, no? Penso che staremmo a discutere di continuo, se volesse fare a modo suo..

Proprio per questo motivo preferisco leggere prima il libro e poi vedere il film. Voglio prima sapere il punto di vista di chi l’ha scritto, quelle che erano le sue idee ed impressioni, le sue volontà, prima di vedere come è stato trasportato sullo schermo. Che anche qui ci sono grosse differenze: un autore ha tutto lo spazio che vuole, un regista deve compattare tutto in un paio di ore al massimo…

 

8)    Cosa ne pensi degli ebook? Tu ne leggi?

Mmm…qui devo fare la distinzione tra pensiero da lettore e pensiero da autore. Io non leggo ebook. La mia idea di “leggere un libro” è quella classica: tenerlo in mano, sfogliarlo, gustarmi la copertina, il fruscio delle pagina che girano…per cui no, l’ebook proprio non mi attira anche se ha costi decisamente inferiori del cartaceo. Ma da autore devo ammettere che ha notevoli vantaggi, proprio a partire dal prezzo abbordabile che annulla il rischio d’acquisto. Se il libro non ti piace, male che vada non hai buttato via quasi 20euro, visto che ormai il prezzo dei libri bene o male è quello…E poi hai disponibilità immediata, non rischi di diventare irreperibile una volta fuori mercato…

 

9)    Hai altri progetti in mente? Dove può continuare a seguirti il pubblico?

Non ho un blog e non ho un sito: sono troppo pigro per starci dietro, e non so nemmeno se avrei la voglia e la costanza di farlo. Per cui chi vuole mi trova su facebook, lì metto tutto quello che c’è da sapere. Per quanto riguarda i progetti futuri, sto iniziando la prima stesura di un nuovo romanzo, e stavolta (attimo di silenzio per creare suspence..) non sarà un fantasy. Non perché il genere mi abbia stancato, tutt’altro, ma da un po’ di tempo mi gira per la testa la trama per un thriller che ho deciso di iniziare proprio in questi giorni. Quando le idee ti chiamano, non bisogna farle aspettare troppo..

 

Grazie per essere stato ancora dei nostri, Roberto. Non vedo l’ora di avere il tuo libro fra le mani per leggerlo!

Grazie a te, aspetterò commenti!

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3 commenti su “Intervista a Roberto Re autore di; La valle dei dimenticati, Sangel edizioni.

  1. Dylan Berro il said:

    Complimenti! Mi ricordo bene di te… 🙂 in bocca al lupo col tuo secondo libro!

  2. Laura Bellini il said:

    Inizio oggi la lettura di questo nuovo romanzo! 🙂
    Il libro dei misteri mi era piaciuto molto…sono sicura che con questo confermerai la mia idea sulla tua scrittura!
    Ho dovuto aspettare un pò prima di iniziare, dopo aver letto una saga che mi ha letteralmente rapita, non era facile scegliere con cosa staccarmi dal caro e sadico George R.R. Martin. Infatti la recensione al libro che l’ha seguito è stata pessima! 🙂
    Non volevo rischiare di perdermi la tua storia pensando troppo alla Barriera!!!

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