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Intervista a Barbara Bolzan, autrice di: “Rya-La figlia di Temarin”

1920029_10203319596099943_1195391700_n1)        Ciao Barbara, benvenuta nel nostro blog. Vuoi, come prima cosa, parlare un po’ di te al nostro pubblico?

Ciao Laura e grazie per avermi offerto questo spazio. Parlare di sé è sempre così complicato, specie per chi, come me, soffre di timidezza cronica! Ho da poco superato il giro di boa dei trent’anni, e attualmente mi divido tra gli impegni famigliari e la scrittura che, dopo il teatro, è stata il mio primo amore. Conflittuale, all’inizio -come tutte le grandi storie d’amore-, ma pur sempre fondato su una grande passione che non è mai venuta meno.

2)        So che il nuovo romanzo in uscita non è la tua opera prima, vuoi parlarci un po’ delle altre tue creature?

         Ho esordito nel 2004 con “Sulle Scale”, un romanzo a substrato medico pubblicato da AICE, l’Associazione Italiana Contro l’Epilessia e presentato per la prima volta all’Università Statale di Milano, nel corso di un convegno internazionale di epilettologia. Un’immensa soddisfazione, anche perché il libro era uscito con una prefazione di Ezio Raimondi, filologo italianista e membro dell’Accademia dei Lincei. Nonché, in quel periodo, presidente della casa editrice Il Mulino.

Nel 2006, in seguito alla vittoria di un premio internazionale di letteratura, Prospettiva Editrice ha pubblicato “Il sasso nello stagno”, e qui il genere cambia radicalmente. Il libro tratta del rapporto conflittuale tra una figlia complicata e un padre importante ma assente. La curiosità di questo romanzo è che Beatrice, la protagonista, non riuscendo a gestire i rapporti interpersonali, vede e vive la vita schematizzandola, adattandola a ciò che conosce meglio, e cioè gli studi filologici. Disegna l’esistenza come uno stemma, convinta che le relazioni umane possano snodarsi in modo scientifico. Un modo come un altro per illudersi di saperle gestire. Naturalmente, tra le tante varianti e variabili, non considera quella più importante. Immaginate un po’ quale potrebbe essere?

Con “Requiem in re minore”, ancora una volta ho cambiato strada e mi sono cimentata con un thriller, genere che allora conoscevo poco. Si è trattata di una sfida con me stessa. Partendo da un fatto di cronaca, il furto di due opere di Munch dal Museo di Oslo, ho costruito un intreccio che si snoda tra la Norvegia, Milano e Trieste. Il testo è risultato finalista al prestigioso premio Alabarda d’oro-città di Trieste nel 2010, anno in cui Mario Monicelli era presidente di giuria, e in seguito è stato pubblicato in versione ebook dalla casa editrice Caputo Edizioni. Un romanzo, questo, che mi ha portato molte soddisfazioni e che mi ha persino condotta alla serata conclusiva del Festival di Sanremo, nel corso della manifestazione Casa Sanremo Writers.

 

3)        E invece Rya – La figlia di Temarin da dove arriva? Come nasce la sua storia e quale il vostro incontro?

         Ho incontrato Rya… moltissimi anni fa, nel corso di una noiosissima lezione sull’aoristo terzo passivo. Credimi: una lezione che davvero non poteva essere seguita (ronf!). Come spesso succede, specie quando si è adolescenti, la mano che cercava di prendere appunti si è distaccata dal cervello. Ne era nato un racconto, una sorta di primigenia mistificazione della realtà. Poteva finire lì, naturalmente, poteva non avere futuro, potevo chiudere il quaderno e concentrarmi sulla spiegazione del professore. Invece Rya -prepotente come pochi personaggi!- aveva già messo le radici. Non potevo certo estirparla, ti pare? E così, l’ho “adottata”. Siamo cresciute insieme; quello che prima era solo un racconto di poche pagine, ha preso man mano vita e corpo. Fino a diventare un libro.

4)        Hai una bimba adorabile, ma molto piccola. Come riesci a far coesistere l’essere mamma e la scrittura?

La verità? Non lo so! Anzi, se qualcuno conosce una formula magica, me la riveli!

 

 

1463015_204827586368394_1632635017_n5)        Ci presenti i tuoi personaggi?

Prima di tutto, ovviamente, c’è Rya. Se me lo permetti, lascio che sia lei stessa a parlare di sé e della sua famiglia: “La mamma era sempre zitta e riservata. Non mi abbracciava mai e mi toccava di rado, il che significa: solo quando i pittori ci mettevano in posa per i ritratti. Quanto a mio padre… be’, era già tanto se riusciva a ricordare il mio nome. Ero la secondogenita, la figlia che non interessava a nessuno. Chissà, forse adesso sarebbe orgoglioso di me, se sapesse che ho sposato Blodric Herrand e che sto per diventare regina di Idrethia.”

Rya ha vissuto i suoi anni più influenzabili all’ombra della sorella Alsisia, l’attuale regina di Temarin, e ha imparato a venerarla in tutto, ad esserne addirittura dipendente, in una maniera quasi malata: non esiste nessuno migliore di Alsisia, Alsisia è la regina perfetta, la sorella migliore che una ragazza possa sperare di avere in sorte, colma di invidiabili qualità, assolutamente… assolutamente meravigliosa. In lei, Rya vede la Famiglia, l’Amore, l’Amicizia. Non si rende conto -non può- che esiste tutto un altro mondo, appena poco oltre le braccia di quella donna meravigliosa.

Questo “altro mondo”, però, le balza addosso tutto in una volta. E allora, la vita e le convinzioni di Rya, prima scritte sulla pietra, immutabili come le stelle fisse, subiscono un brusco risveglio.

Sarà Nemi, capo dei ribelli che abitano la foresta di Mejixana, uomo brutale, affascinante e colmo di pesanti segreti, a condurre Rya alla ricerca di se stessa, di una Famiglia che non sia quella del sangue, a risvegliarla dal torpore e a mostrarle la vera vita. Naturalmente, questo percorso di crescita, come ogni percorso di crescita, non può essere senza dolore. Rya poi, che del mondo non conosce nulla se non le dorate apparenze di Temarin, sarà portata a sbagliare, a prendere sempre la strada peggiore. Cadrà nel fango (metaforicamente e non solo), si ritroverà sola e abbandonata, senza aiuti. E dovrà contare solo sulle proprie forze. Ma quando le proprie forze in realtà sono sempre state quelle di un altro… allora, cosa succede?

 

6)        Mi è giunta voce che il tuo romanzo è il primo di una trilogia. Perché questa scelta? E come si riesce a mantenere alta l’attenzione del lettore per tre libri consecutivi? Secondo te quanto tempo dovremmo aspettare per veder pubblicato anche i restanti volumi?

         Come ti dicevo, inizialmente Rya era solo un racconto. Quando ha cominciato a prendere corpo la vera storia, ho iniziato a fare ricerche. Vivo di ricerche, non saprei come scrivere, altrimenti. Ho sempre il naso immerso in qualche libro, le dita impolverate dalle pagine dei volumi delle biblioteche, gli occhi stretti a furia di leggere e, spesso, tradurre. Periodi storici, libri di botanica, di tattiche militari, di architettura fortificata, di culinaria, carte topografiche. Tutto ciò che può aiutarmi a immergermi davvero e conoscere realmente ciò di cui ho intenzione di trattare. Poi, se c’è la possibilità, viaggio, vado sul posto. Un esempio? Quando scrivevo “Requiem in re minore” ho compiuto diversi soggiorni in Norvegia, ad Oslo, per parlare con coloro che avevano assistito al furto. Ho anche cercato di farmi arrestare, perché era l’unico modo per arrivare a colui che si era occupato di risolvere il caso… ma questa è un’altra storia.

Tornando a “Rya”, è naturale che il primigenio racconto abbia preso “corpo”! Inoltre, non te lo nascondo: avevo molte cose da dire!

I lettori sono esigenti, l’attenzione è qualcosa che devi guadagnarti. Ma non credo sia necessario immettere un colpo di scena ogni cinque pagine. Anzi: alla lunga, questo può essere anche controproducente. Da lettrice, la prima cosa capace di catturarmi deve essere la fluidità della scrittura, talvolta la sua musicalità. Un libro deve essere capace di parlarmi, di dialogare con me, di prendermi per mano e farmi vivere la storia che sta raccontando.

E poi: il fascino. I personaggi devono essere dotati di fascino. Che nulla c’entra, è ovvio, con la bellezza. È qualcosa di impalpabile, una caratteristica peculiare di ognuno di loro, che permette a quelle creature di carta e inchiostro di balzare fuori dalla pagina. Quando leggi, devi arrivare a desiderare di entrare nella storia, di esistere in mezzo a quei personaggi, camminare con loro, amare e soffrire. Essere uno di loro.

Non so se ci sono riuscita. Sicuramente, ho lavorato perché questo accadesse!

Quanto dovranno aspettare i lettori, prima di leggere le altre tre parti, mi chiedi. Poco, lo prometto. Incrociamo le dita, ma poco. Stiamo però a vedere, prima, se “Rya” andrà bene. Tutto dipende da questo primo volume!

7)        Che tipo di lettrice sei? Quali le letture che hanno influenzato il tuo stile?

Dipende dal momento. Non sono una lettrice “commerciale”, questo no, mi definisco abbastanza onnivora. Quando però sto lavorando a una nuova storia, divento estremamente settoriale. Questo, si ricollega al discorso sulla necessità di fare ricerche. Prendo spunto dallo stile di particolari autori, quelli che possono interessarmi in quel preciso momento, ignorando magari anche l’uscita di uno scrittore che rientra tra i miei preferiti… se in quel momento non mi serve.

Sono un po’ come una macchina che fagocita informazioni, stili, generi. Una mantide religiosa della letteratura.

 

 

8)        Il fantasy è spesso un genere considerato di nicchia, se non peggio. Tu cosa puoi dire a sostegno di questo genere letterario? Perché leggere fantasy?

         Sai, non so se di primo acchito definirei Rya un fantasy. Se non fosse per la scelta dei nomi di fantasia, potrei quasi definirlo un romanzo storico. Alla domanda “perché leggere fantasy”, ti rispondo così: perché no? Perché non lasciarsi la quotidianità alle spalle e immergersi nel mondo che vorremmo? Perché non concederci di sognare? Senza sogni, cosa ci resta?

 

9)        Ci lasci un passo del tuo romanzo?

Volentieri! Ecco l’incipit:

 

(Alsisia dice sempre che, in un mondo dove sono gli altri a decidere per noi, è ben raro che ci sia concesso il lusso di sbagliare. È indicativamente vero. Se non altro, è stato vero per lei.

Vorrei aggiungere: gli altri possono anche decidere per noi, ma non manovrano del tutto le nostre esistenze. E questo è stato vero per me.

Credo che, a condurmi qui, sia stata la mia incapacità di lasciare che il destino seguisse una strada già tracciata in precedenza. Il lusso di sbagliare mi è stato concesso. Diciamo pure che me lo sono accaparrato a viva forza, e non senza danno. Più volte. A differenza di Alsisia che, in vita sua, ha commesso un solo errore. Ma è stato sufficiente.

Eppure, non prova rimorso. Non è toccata dal senso di colpa. La sua coscienza è pulita. Me lo ha ripetuto talmente tante volte che ho finito per crederle. Niente la tormenta e, di notte, dorme tranquilla, conscia del fatto che, comunque vada, le cose si risolveranno per il meglio.

Perfino in questo momento! È certa che, forse già stasera, lei e suo marito Strevj potranno ritrovarsi, sedersi davanti al fuoco e ridere di tutto questo.

Vorrei avere la sua sicurezza. Per tutta la vita non ho desiderato che di assomigliarle in tutto.

Ma siamo diverse. Indiscutibilmente diverse. E questo ha segnato le nostre vite.)

All’inizio di tutto, c’è un uomo. C’è sempre un uomo.

Nemi si faceva largo tra gli arbusti, procedendo sul terreno sconnesso e limaccioso. L’acquazzone lo costringeva ad avanzare a testa china, col vento che gli sferzava il volto e rendeva le gocce di pioggia pungenti come spine.

Nonostante tutto, le sue labbra accennavano a tratti un sorriso.

Tornava a casa.

La ragazza lo seguiva inerme, lasciandosi guidare. Era scalza e barcollava. Già due volte, inciampando, era caduta a terra. In entrambe le occasioni, era rimasta lì, immobile, nel fango. Ora Nemi la trascinava dietro di sé tenendola saldamente per il polso, strattonandola di tanto in tanto.

“Siamo quasi arrivati!” le gridò, sfidando l’ululato del vento.

“Ancora un piccolo sforzo.”

Lei rimase in silenzio.

Lei ero io.

 

 

10)     Se Rya – La figlia di Temarin  potesse parlare, come invoglierebbe i potenziali lettori ad acquistarlo?

         Forse, potrebbe essere il personaggio stesso di Rya a parlare. Da quando è nata, è vissuta in secondo piano, all’ombra dell’importante e meravigliosa sorella. Ha dovuto inventarsi stratagemmi per farsi notare, per ottenere ciò che desiderava, per non vivere costantemente un passo dietro all’orlo dell’abito di Alsisia. All’inizio, Rya sussurrava. Man mano che le sue esperienze di vita l’hanno fatta crescere, è diventata più sicura di sé, forse anche più cattiva e decisa.

Lei -la Rya di oggi-  vi direbbe: Guardatemi crescere. Avevo tutto, tutto e anche di più. L’ho perso, e posso biasimare solo me stessa. Ho lottato per tornare ad essere quella che ero. Mi sono fatta male, ma non mi sono fermata. Ho causato dolore, molto. Ho imparato a trasformarmi e ad essere altro, ad essere tutto ciò che tu cercavi. Sono una bugiarda, ma chi sa essere sempre sincero? Sono una bambina, e ho dovuto imparare ad essere donna. Guardatemi crescere. E poi ritraetevi. Se ne avete il coraggio. E so che non lo avrete.

11)     Progetti futuri? Dove può seguirti il pubblico?

I progetti futuri più contingenti, riguardano il seguito di Rya. Il secondo volume della saga è forse quello che preferisco, perché qui la mia Rya cambia in maniera esponenziale e sicuramente inaspettata. Se “Rya -la figlia di Temarin” comincia come una favola, ecco che ora la favola comincia a farsi più torbida, nera, a sporcarsi di fango. Il fango vero, duro, che probabilmente ben poche acque saranno mai in grado di cambiare.

Nel frattempo, sto lavorando a “L’età più bella”, che uscirà sempre edito dalla meravigliosa casa editrice Butterfly Edizioni. Una storia totalmente differente da quella che vi ho presentato oggi, ma capace di toccare il cuore, ve lo garantisco!

In un cassetto, poi, giace il seguito di “Requiem in re minore”, già concluso. Spero di riuscire a trovare il modo di farlo sloggiare da quel cassetto delle storie perdute e trovare per lui un editore. Lo ammetto: per lui… e per “Requiem”, dato che a breve scadrà il contratto!

I lettori potranno seguirmi sul mio profilo facebook, https://www.facebook.com/barbara.bolzan.50 , sulla pagina dedicata al romanzo https://www.facebook.com/pages/Rya-La-figlia-di-Temarin/204826353035184

e, da poco, sul social MeBook (appena capisco come funziona!) http://www.mebook.it/profile/barbarabolzan

 

Questa era l’ultima domanda, Barbara. Grazie per aver partecipato e non vedo l’ora di leggere il tuo romanzo!

Grazie a te, Laura, per avermi ospitato nel blog. A presto, con tante belle novità. E complimenti per come tu e Dylan vi dedicate agli autori emergenti!

2 Risposte a “Intervista a Barbara Bolzan, autrice di: “Rya-La figlia di Temarin””

  1. la domanda 6 Laura l’ha fatta per tirarmi una frecciatina ahaha 🙂
    Bell’intervista, Barbara! 🙂

  2. Grazie Dylan!! E grazie a tutti quelli che stanno leggendo questa intervista nel vostro meraviglioso blog! Spero di essere riuscita a stuzzicare la curiosità dei lettori!

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