#LettoAPuntino: Carbonara a regola d’arte

Eccoci di nuovo nella mia rubrica. Un grandissimo benvenuto ai miei lettori golosoni.

Bentornati, e spero che il primo esperimento sia andato per il meglio. Cambiamo settimana, ma non abbassiamo né la qualità, né tantomeno le calorie!
Questa volta vi porterò in un viaggio diretto a Roma, dove risiedono le mie radici e dove il mio cuore è sempre contento di tornare. Il libro che ho letto da poco è ambientato proprio lì e la ricetta di cui vi parlo è: la carbonara.

Quella vera e originale! Se volete cambiarla, fate pure, ma non chiamatela carbonara!

 

Il piatto della settimana affiancato al libro “Cane sciolto”

Il libro che vado a raccontarvi si intitola “Cane Sciolto”, scritto da Mauro Petrelli (Alter Ego, 2014) ed è un romanzo ambientato nei sobborghi romani. Parliamo di quella parte della capitale che non interessa ai turisti. Lontano dalle luci sfavillanti e dai flash delle macchinette fotografiche. Siamo lontani dai monumenti storici e le uniche costruzioni che ci troviamo davanti sono dei palazzoni fatiscenti e gli sfasciacarrozze della Palmiro Togliatti. Locali lerci e vita vera. È un romanzo pulp, decisamente crudo e altrettanto scritto in maniera splendida.

Se vi aspettate una storia d’amore, girate al largo. Se invece vorrete fare un viaggio nelle zone più ruvide di questa città, in un periodo che va a cavallo tra gli ’80 e i ’90, quando l’eroina scorreva a fiumi e il vivere in strada era un atto decisamente coraggioso, allora avete trovato il libro giusto. Una delle caratteristiche che rendono questo romanzo vero è anche la scelta dei dialoghi. Sono spudoratamente in romanesco, quello coatto. Quello che può dar fastidio a chi non è romano (e può dar fastidio anche a chi romano lo è).

La scelta, a mio avviso, rimane azzeccatissima.

Trama:
“… Io nun volevo fa’ der male a nessuno, sento ‘na voce a volte… ‘na voce dentro la testa…”. L’assistente sociale ascolta Rino cercando di capire da dove mai possa provenire quella voce, quelle parole che lo guidano nei momenti difficili; una voce che lo spinge a compiere azioni brutali e depravate. È possibile avere una coscienza controllata da qualcun altro? È quello che scoprirà Rino, un bambino nato e cresciuto fra la dura realtà delle borgate romane che, in un crescendo di violenza, si troverà ad affrontare situazioni sempre più cruente. L’autore, attraversando tre decenni, descrive con toni aspri un ambiente cupo, grigio per il troppo cemento, popolato da tossici, spacciatori, criminalità organizzata e poliziotti violenti. Una periferia dove l’unica via da seguire sembra essere quella dell’illegalità.

Bene, a questo punto non mi resta che parlarvi della ricetta che ho scelto per questo romanzo. Perché l’ho scelta? Perché potete star certi che se bussate a una qualunque di quelle case descritte nel romanzo, sapranno farvi una carbonara come Cristo comanda.

Dosi per 2 persone:

  • 200 grammi di spaghetti
  • 100 grammi di GUANCIALE!
  • 100 grammi di PECORINO ROMANO!
  • 4 tuorli d’uovo
  • Pepe q.b.
  • Sale (solo per salare l’acqua)

Come prima cosa, andrò a rimuovere la cotenna del guanciale (la parte più esterna e dura) e lo taglio a cubetti grossolani (2). Lo metto in padella (NOTA BENE: senza olio!!!) e lo faccio cuocere a fuoco medio fin quando non diventa bello dorato, senza bruciarlo (3).

Mentre il guanciale cuoce, vado a creare un composto con i tuorli e il pecorino. Il composto deve risultare molto denso, quasi solido. A questo punto aggiungo il pepe (4). Dopo aver salato l’acqua bollente, inserisco gli spaghetti e li faccio cuocere (5) un minuto in meno di quanto richiesto dallo spaghetto stesso (molto importante!). Prendo un mestolo di acqua di cottura e lo inserisco nel composto uova-pecorino che ho fatto poco prima (6). Questo servirà per renderlo più cremoso e per pastorizzare il tuorlo con il calore dell’acqua.

A cottura ultimata, metto gli spaghetti in padella e accendo il fuoco, facendoli amalgamare con il grasso del guanciale (7). A questo punto SPENGO (badate bene) il fornello e verso la crema di uovo e pecorino. Faccio amalgamare tutto (a fuoco spento) fin quando non ottengo una consistenza cremosa (8).

È arrivato il momento di impiattare con una spolverata di pepe e una di pecorino (9).

Vi lascio immaginare la durata di quel piatto… Praticamente nulla!

 

Io ho impiattato in un cesto fatto di parmigiano che mi ero fatto poco prima. Ci vuole davvero poco e farete una bella figura. Se volete sapere come farlo, contattatemi che ve lo spiego.

 

 

Un caloroso abbraccio e alla prossima ricetta di Letto a puntino!

 

Dario

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