#Laura-Dì: L’inferno non ha nuvole-Federico Fabbri

L'inferno non ha nuvole di Federico Fabbri“L’inferno non ha nuvole” di Federico Fabbri apre l’appuntamento settimanale con la mia rubrica.

Come vi avevo preannunciato, non è detto che in questo angolo si parli solo di romanzi noti.

Sono orgogliosa di potervi raccontare questo nuovissimo romanzo di un autore che, se non conoscete, fareste bene a leggere.

Federico ha la grande dote di rendere vivida ogni cosa che ci descrive.

E come ogni buon scrittore che si rispetti, lo fa partendo dal raccontarci ciò che conosce.

In questo caso parliamo del suo paese natale, Santa Sofia.

Un ridente borgo romagnolo, appollaiato sulle rive del fiume Bidente e chino ai monti che lo sovrastano. 

E’ in questo luogo che Denis arriva, dopo aver camminato a lungo, con uno zaino sulle spalle. Non sa perché il cuore gli ha suggerito di fermarsi proprio lì, ma c’è qualcosa in quel paese che lo spinge a restare.

In questo luogo, che sembra fermo nel tempo, dove i paesani si ritrovano ancora in osteria e sono amici di tutti, inizia la sua nuova vita.

Non più quella del ragazzo vagabondo che non sa nulla sulle proprie origini, ma quella di un uomo che ha iniziato a capire quale sia la sua strada nel mondo o che, per lo meno, ha cominciato ad avere l’idea di quali siano le cose di cui vuole circondarsi.

Lui è un ragazzo semplice, che non ama gli sfarzi. si accontenta di poco e sa darsi da fare con il lavoro per guadagnarsi di che vivere.

Non sa ancora però che c’è un motivo per cui le gambe l’hanno condotto a Santa Sofia.

Non può sospettare che proprio in quel paese troverà i pezzi mancanti del puzzle della sua vita. 

Mi piacerebbe raccontarvi la storia, ma sarebbe un peccato che voi non lo faceste da soli, quindi concedetemi di  parlarvi solo di quello che non vi rovinerà il gusto della lettura con inutili spoiler.

Denis nasce senza radici, eppure non si sente un apologo, sa che c’è anche per lui un posto nel mondo, solo che per trovarlo avrà bisogno di fare i conti con se stesso.

Non importa che abbia trovato la serenità, non finché non avrà fatto pace con tutti i demoni che albergano in lui. Avrà la necessità di perdersi per poter tornare.

E quello che gli si parerà dinnanzi sarà un viaggio dai risvolti inaspettati. 

Partire per tornare, più ricco di quanto già non fosse, perché la vera ricchezza risiede solo in un cuore puro,come lo è quello dei personaggi che incontreremo in questo romanzo.

Ogni volta che leggo un romanzo di Federico ho la sensazione di essere seduta al bar con lui, ovviamente con un calice di vino a tenerci compagnia.

Non mi sembra di avere in mano un libro, ma sento la sua voce che mi narra una storia nella quale reale e immaginario si fondono diventando indistinguibili. 

Nel suo romanzo fanno capolino personaggi che esistono realmente a Santa Sofia ed è davvero encomiabile la sua abilità nel far conoscere le vite di questi uomini, (e donne), mescolandole a una storia di sua invenzione. 

A un certo punto diventa inevitabile, almeno per chi conosce i luoghi e le persone di cui parla, domandarsi quanto ci sia di reale e quanto di inventato e questo soprattutto per la vicenda del nostro protagonista. 

Mi è apparsa davvero insolita la scelta di di rendere se stesso il protagonista di queste pagine. Spesso si dice che quando uno scrittore scrive lo fa parlando di se stesso, ma usando nomi differenti. 

Accade che chi ci legge e ci conosce riconosca in noi parti dei protagonisti che creiamo, ma qui Federico supera davvero ogni diceria a riguardo. Taglia la testa al toro e non inventa alcunché!

Amo molto anche la maniera in cui descrive gli ambienti. Sono tutte piccole pennellate che farebbero invidia a una guida turistica!

Scommetterei che, dopo aver letto il libro, molti lettori sentano il desiderio di visitare questo paese così decantato dall’autore.

Ma non solo, probabilmente sentirete anche il desiderio di prendere un aereo e guardare i confini dell’Africa dal cielo.

Una cosa che apprezzo molto della scrittura di Federico è che lui ha uno stile tutto suo.

Uno stile diretto e colloquiale che è impossibile da confondere con altri.

Potrei anche raccontare altro delle emozioni che questo romanzo è in grado di trasmettere, ma finirei per fare un articolo troppo lungo.

Sappiate che prendere in mano questo libro, capace di parlare al cuore del lettore, è fare un viaggio dentro la rivalsa.

Perché se è vero che il passato plasma il nostro futuro, è  fondamentale ricordarsi che ognuno di noi è artefice del proprio destino.

Sono le nostre scelte a renderci le persone che siamo e Denis/Federico ce lo insegna molto bene.

Non vi resta che leggere “L’inferno non ha nuvole” e farmi sapere se siete d’accordo con le mie opinioni.

Recensione a cura di Laura Bellini

 

 

 

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