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Intervista a Maricla Pannocchia

Oggi ospitiamo l’autrice Maricla Pannocchia, con il suo ultimo libro “Ascoltami ora – storie di bambini e ragazzi oncologici”.

Benvenuta nel Sole e Luna Blog per scrittori esordienti! Ti va di presentarti al nostro pubblico? Dove vivi? Come riempi le tue giornate?

Ciao e grazie per quest’opportunità! Un caro saluto anche a tutti i lettori e le lettrici. Vivo a Rosignano Solvay, in provincia di Livorno. Oltre a essere scrittrice sono fondatrice e Presidente dell’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro, che offre supporto sociale gratuito a ragazzi da tutta Italia che hanno o hanno avuto una malattia oncologica. Lavoro molto anche per fare corretta sensibilizzazione sul cancro infantile e dell’adolescente.

Quando non sono impegnata con l’Associazione, vado al mare. Adoro il mare e abito a 5 minuti dalla spiaggia quindi d’estate non c’è posto migliore dove essere!

maricla pannocchia libro

Com’è nata la passione per la scrittura?

La passione per la scrittura è nata con me. Sin dalle scuole elementari mi piaceva scrivere temi e racconti e, crescendo, ho scritto i miei primi romanzi. Ho sempre avuto una predisposizione nell’usare la scrittura per fini sociali dando voce a persone e cause di cui sentiamo parlare poco oppure in maniera incompleta/errata.

“Ascoltami ora – storie di bambini e ragazzi oncologici” non è un romanzo, non è un saggio, è una raccolta di storie. Ma, più di tutto, è un viaggio. E’ un viaggio nella vita di persone reali, di famiglie come la mia e la tua, che all’improvviso vedono la loro quotidianità stravolta dalla diagnosi di cancro di un figlio.

Gli autori, infatti, sono ragazzi ma soprattutto genitori o parenti di bambini e ragazzi che hanno o hanno avuto il cancro. Molti, purtroppo, sono diventati angeli; altri sono sopravvissuti e danno speranza a chi sta ancora combattendo. Ho raccolto queste storie (e molte altre) grazie alla mia Associazione di volontariato Adolescenti e cancro.

Lo scopo è sia quello di dar voce a queste famiglie sia di sensibilizzare le persone, specialmente chi ne è estraneo, alla causa del cancro infantile e dell’adolescente.

Ci tengo a specificare, inoltre, che il ricavato delle vendite, tolte le spese vive, è a sostegno dei progetti dell’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro e a contributo al progetto a Pristina, Kosovo, di Fondazione Cure2Children ONLUS che permette di curare bambini e ragazzi oncologici provenienti da famiglie povere direttamente nel loro Paese.

Per acquistare il libro (spese di spedizione gratuite): https://www.associazioneaurora.eu/prodotto/ascoltami-ora-di-maricla-pannocchia/

Chi è il protagonista assoluto della storia?

Potrei dire che i protagonisti assoluti sono i ragazzi, bambini e genitori di cui si parla nelle storie, ma in realtà siamo tutti noi. Sì, anche i lettori lo sono. Nella risposta precedente ho scritto che questo libro è prima di tutto un viaggio; un viaggio nelle vite delle famiglie colpite dal cancro pediatrico ma anche un viaggio dentro noi stessi e dentro la vita in generale.

Prima di fondare la mia Associazione nel 2014, non ero una cattiva persona ma non avevo uno scopo, un obiettivo nella vita. Questi ragazzi e le loro famiglie mi hanno cambiata in meglio, adesso vivo e vedo la vita in maniera diversa, so cosa conta davvero, so quali sono i valori importanti e cerco di portare sempre con me questi insegnamenti, anche se a volte non è facile metterli in pratica, nel tran-tran della nostra vita quotidiana.

Questi ragazzi mi hanno fatto, e continuano a farmi, un dono inestimabile e spero che, leggendo le loro storie, anche i lettori ricevano in dono almeno una parte di quello che ho ricevuto io in questi sei anni.

maricla pannocchia intervista

Hai preso spunto da te stessa o da alcune tue conoscenze per tratteggiare i personaggi del libro?

Come dicevo sopra, i protagonisti sono persone realmente esistite, molte ancora in vita. Sono ragazzi sopravvissuti alla malattia oppure genitori che hanno visto un figlio combattere contro il cancro e poi guarire o ancora genitori “orfani”. Io li chiamo così, ma non esiste una parola per descrivere un genitore che ha perso il figlio.

Queste persone non sono eroi, come spesso vengono descritte, ma sono persone comuni che sono state costrette a combattere una guerra atroce. Persone che non hanno avuto un’alternativa. E’ possibile riconoscere tratti comuni nelle storie ma si tratta di vicende personali e pertanto uniche e individuali.

Perché pensi che un lettore dovrebbe dedicare parte del proprio tempo al tuo libro?

Perché, se lo farà con il giusto spirito e la mente e soprattutto il cuore pronti ad assorbire, sicuramente riceverà indietro dei doni preziosi, che potrebbero cambiargli in meglio la vita. Penso che questo sia particolarmente vero per le persone che non hanno esperienze dirette di cancro pediatrico o dell’adulto, né hanno vissuto altre gravi problematiche.

In queste pagine è racchiuso il senso vero della vita, dell’amore, del dono, della famiglia. Sono convinta che il tempo sia di quanto più prezioso abbiamo, pertanto voglio ringraziare chiunque lo dedicherà a leggere il libro e chiunque lo sta impiegando ora a leggere queste mie parole.

Hai già tenuto delle presentazioni? Come sono andate? Quale credi sia il modo migliore per promuovere il proprio libro?

No, non ho ancora tenuto delle presentazioni di questo libro perché è uscito poco tempo fa, quando c’era già il Covid-19. Associazione Aurora (coloro che hanno pubblicato il libro) ed io speriamo di fare delle presentazioni a settembre oppure ottobre. In passato, tuttavia, ho fatto una presentazione di un mio romanzo precedente, un libro di fiction ma ispirato a storie vere che racconta l’amicizia di due ragazze adolescenti, di cui una malata di leucemia.

L’ho presentato in una fiera a Firenze ma l’organizzazione non è stata delle migliori e nel pubblico c’era solo una decina di persone, quasi tutte mie conoscenti. Penso che la difficoltà principale non sia tanto organizzare presentazioni quanto far sì che ci sia del pubblico a seguirle, soprattutto nell’ambito di fiere, dove ci sono dozzine e dozzine di autori e case editrici

(alcuni grandi e famosi, che attirano molto pubblico) e soprattutto quando si parla di temi come questo – il cancro pediatrico – che generalmente non attirano il lettore medio. Penso che, per un autore che non ha alle spalle il supporto di una grande casa editrice, il modo migliore per promuovere il proprio libro sia pubblicare con realtà piccole ma che lavorano sodo e sono composte da persone in sintonia con te e che capiscono appieno il messaggio del tuo libro (come è capitato a me con Associazione Aurora).

Bisogna anche lavorare molto personalmente, usando del tempo per contattare blogger, siti, giornali locali, farsi intervistare in piccole radio o tv locali e via dicendo…

Cosa pensi dell’attuale editoria italiana?

Non sono certo un’esperta sull’argomento. Personalmente, credo che sia difficile per un autore sconosciuto emergente, pubblicare con le grandi case editrici. So di persone che l’hanno fatto, solo per vedere il loro libro nascosto nel cinquantesimo scafale di una libreria. Insomma, non basta solo riuscire a pubblicare con grandi case editrici, ma è necessario che queste investano nell’autore e nel libro per promuoverlo.

Ho avuto un’esperienza spiacevole con una piccola casa editrice dove non ho pagato niente, vero, ma il rapporto umano si è rivelato disastroso con una persona alla guida della casa editrice incapace di cogliere il senso del mio libro e della mia vita. Associazione Aurora, pur non essendo una casa editrice nel senso stretto del termine, invece, crede in me e nel mio libro e collaboriamo molto bene. Suggerisco quindi di ampliarsi contattando magari Associazioni culturali che si occupano anche di pubblicare libri.

Io ho trovato Associazione Aurora per caso, non sapevo che ci fosse anche la possibilità di pubblicare a questo modo. C’è, poi, il self publishing a cui sono ricorsa per volontà con la pubblicazione del mio primo romanzo, nel 2014, e l’ho scelto per avere il pieno controllo del mio libro. Devo dire che si è rivelata un’esperienza positiva; molti blog hanno segnalato e recensito il libro e le recensioni si sono rivelate tutte positive.

Ovviamente, in questo caso il lavoro da fare è doppio con la promozione tutta a tuo carico, pensare a chi stampa, crea la copertina, fa la revisione eccetera… un consiglio che mi sento di dare, prima di criticare il mondo dell’editoria o di lamentarsi perché nessun editore accetta il tuo manoscritto o ancora perché le recensioni non sono molto positive o perché i blogger non sembrano particolarmente interessati al prodotto, è chiederti perché hai scritto quel libro.

Credo che se uno scrive un libro che gli esce dal cuore, avrà più facilità nel promuoverlo perché è quasi un bisogno fisico e gli altri lo percepiranno.

Allo stesso tempo, purtroppo, ho letto tanti libri di autori emergenti e non con refusi, palesi errori grammaticali, stili di scrittura incomprensibili, trame esili e via dicendo… prima di pubblicare, il manoscritto va affinato e nella maggior parte dei casi è un lavoro da affidare a qualcun altro – possibilmente un professionista – o quantomeno da fare in coppia con qualcun altro (di nuovo, un professionista).

Grazie per essere stata con noi e buon proseguimento.

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