Politica 2.0 #Parole al rogo

Politica 2.0. Secondo appuntamento di Parole al rogo.

Con molto entusiasmo vi presentiamo oggi il secondo capitolo di Parole al rogo, una rubrica nata un mese fa per dare spazio alle idee vulcaniche e al pensiero a margine di Flavio Carlini. Il tema di oggi è la politica e il web.

Che cosa hanno in comune poltica e web?

Molto a dire il vero, sono entrambe espressione di una collettivitá che comunica.

C’é stato il tempo del web “1.0” di difficile accesso e riservato agli smanettoni, a chi aveva interesse nella nuova tecnologia e sapeva utilizzarla, o imparava a utilizzarla. Il tempo in cui il web era davvero libero e si prestava ad essere veicolo di informazione indipendente e comunicazione efficace internazionale. Paradossalmente é stato il periodo in cui il web aveva la fama di essere poco affidabile e le istituzioni lo guardavano con sospetto, come qualsiasi altra realtá incontrollabile.

 

Poi é arrivato il 2.0, l’epoca dei social network, in cui il web è diventato di facile accesso a tutti, dove non serve sforzarsi, impegnarsi per entrarvi e tutti hanno la possibilitá di comunicare anche quando hanno poco o niente da dire. Anche il mondo istituzionale ha improvvisamente iniziato ad amare il web, quanto tutti gli utenti erano diventati facilmente rintracciabili (e raggiungibili), addirittura desiderosi di spargere i propri dati personali, compresi di localizzazione gps, ai quattro venti.

Il web 2.0 è l’orgasmo del marketing, della possibilitá di veicolare informazioni e messaggi, contenuti e idee nelle menti del prossimo. Il marketing peró è uno strumento e come tale puó essere utilizzato con fini nobili o abietti.

 

Facendo un parallelo possiamo parlare di una politica 1.0, quella fatta dai grandi partiti (ma anche dai movimenti e dalle inziative che c’erano giá da allora), che si faceva portavoce di messaggi politici (sociali) che veicolava attraverso i propri canali di diffusione. Partiti che cercavano di convincere l’elettore della bontá delle proprie idee e delle proprie azioni. Poi é arrivato il web 2.0 e con esso la politica 2.0, formata da partiti e movimenti liquidiinconsistenti ma estremamente adattabili, capaci di utilizzare il marketing non per veicolare messaggi (che non hanno), ma per radicare maggiormente determinate idee in persone che hanno anche solo l’indizio di un’idea.

 

Questa politica 2.0 non veicola idee proprio perché essenzialmente vuota, quello che si limita a fare – in breve – é scorrere i vari social network, contare i commenti, le esternazioni e le farneticazioni che ricevono piú like e ripeterle dai pulpiti istituzionali, certi di ricevere l’acclamazione del pubblico che nella vita reale é composto dalle stesse persone che scrivono quelle farneticazioni e vi appongono il fatidico “like” nel mondo non-virtuale di internet.

Credo sia il caso di imparare a riconoscere, e scartare, questi politici 2.0 che oggi raccolgono un consenso disarmante, e ricominciare a cercare contenuti veri, e idee, e smettere di essere un popolo di gonzi che abbocca a questo phishing di cervelli (e voti).

Flavio Carlini

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