Quando meno te l’aspetti di Loretta Donini. Capitolo 11

Cosa accadrà in questo capitolo ad Angela?

Scopritelo con noi!

Capitolo 11

QUALCOSA DI PIU’

 

Ero ancora distesa su di lui. Il tepore dei nostri corpi, l’uno dentro l’altro, ci rilassava: tenevo il viso appoggiato al suo petto mentre lui  mi accarezzava la schiena. “E ora, che si fa?” disse improvvisamente Robert riferendosi al fatto che, prima o poi, avremmo dovuto separarci e constatare se avessimo provocato qualche danno… “Riusciresti a passarmi la mia borsa? gli domandai e, dopo che me l’ebbe consegnata, frugai per estrarne quello che ero certa di trovare,ovvero qualche kleenex e una confezione già cominciata di salviette umidificate. Lentamente, sollevai il bacino: Robert emise un lieve sospiro mentre mi allontanavo da lui. “Qualche disastro?” chiese preoccupato. “Niente che non si possa facilmente cancellare” lo rassicurai senza allarmismi. Sorpreso dalle mie intenzioni, disse con un certo imbarazzo: “Ma no…lascia, me ne occupo io…”.  “Nessun problema, Robert” affermai serenamente mentre mi guardava compiere per lui gesti delicati e premurosi. Aveva sollevato lo schienale della sdraio: piegò i gomiti sotto alla testa ammirando il cielo stellato, infine tornò a sfiorarmi con lo sguardo. “Ecco, ora credo sia tutto a posto, anche se, a dire il vero, non ci vedo granché…”. Rise mentre continuava a fissarmi riempiendosi i polmoni di quell’aria umida che ributtò fuori lentamente subito dopo. “E’ un vero peccato che in questo periodo l’acqua sia ancora così fredda, altrimenti avremmo potuto trovare un modo anche più romantico per…” e non terminò la frase, abbassando lo sguardo ora sulle mie mani, ora sul mio corpo seminudo: sapeva benissimo che avevo già intuito a cosa alludesse “del resto avevamo precedentemente collaudato una cosa del genere, o mi sbaglio?” aggiunse rivivendo uno dei ricordi del nostro incontro precedente. Un timido sorriso apparve sulle mie labbra. “Beh, sì…” balbettai sognante “sarebbe stato davvero meraviglioso, magari…come tra Salvador e Federico…” e ripercorsi con la fantasia le scene del film. “Ma che ti viene in mente ora? E poi quei due erano… omosessuali!” si stupì.“Che differenza può fare? Non è questo il punto: è alla dolcezza e alla passionalità che traspaiono nei due protagonisti particolarmente in quella scena che mi stavo riferendo”. Annuì. “Giusto…In te si nasconde un’anima davvero molto sensibile, Angela e quando riesci ad esprimere le sensazioni che provi, lo fai in modo affascinante. Tu hai qualcosa capace di rapirmi…A volte mi basta guardarti ed averti vicina per sentirmi pervaso da una strana elettricità. Le tue braccia sono un rifugio sicuro dove né i flash dei fotografi, né i riflettori possono abbagliarmi, né le grida delle fans possono raggiungermi. Quando mi stringi sul tuo seno ed avverto il tocco delle tue carezze su di me, ogni mia tensione ed i nodi allo stomaco si sciolgono e mi lascio andare completamente, in pace con me stesso”. Ascoltavo ogni parola pronunciata con quel favolosi accento, con la sua voce leggermente roca e profonda: sentivo il mio cuore gioire e cercai il riflesso della luna nei suoi occhi che intravedevo a mala pena nel buio. Gli accarezzai i capelli sulla fronte, sulla nuca: socchiuse le palpebre, inspirando a fondo ancora una volta, poi, abbandonando quella posizione di assoluto relax, prese la mia mano tra le sue e ne accarezzò il dorso. “Sai, Rob, stavo pensando alla mattina in cui sono venuta in albergo per la prima volta: ero così in collera con me stessa per non avere avuto la forza di respingerti eppure, quando mi hai abbracciata, più ti stringevi a me, più la rabbia e la frustrazione che mi devastavano sono lentamente scomparse.E’una sensazione che nessun altro ha saputo trasmettermi, tranne, forse, l’affetto di Alice…”. “Allora lo confermi: le nostre anime sono affini, si completano… Siamo fatti l’uno per l’altra” ed avvicinò le labbra appoggiandole sulla mia spalla nuda spostandosi verso il collo: dietro all’orecchio, con la lingua lambì la mia pelle regalandomi un intenso e caldo brivido, allora lo rifece. Poco dopo esordì: “Se non sbaglio avevamo una conversazione in sospeso tu ed io…” mi fece notare. Lo guardai interrogativa: me ne ero completamente scordata… “Devi ancora dirmi a cosa stavi pensando di tanto affascinante: me lo devi visto che, per qualche minuto, mi hai lasciato fare un monologo…” scherzò, mentre io sospirai. Mi baciò ancora una volta vicino all’orecchio, poi sussurrò: “Dimmelo”. “Rivestiamoci prima o ci verrà un malanno: ora l’aria sembra davvero più fredda…”. Suo malgrado Robert annuì: “Credo tu abbia ragione, anche se non vorrei…” e spostò rapidamente le labbra sulla linea che separava i miei seni. “Sei molto dolce, ma dobbiamo”, infine sbuffò rumorosamente mentre recuperava boxer e jeans. Lentamente sollevai le bretelle e la parte superiore dell’abito, infine, sistemai la gonna cercando di lisciarla per eliminare il più possibile le pieghe che l’avevano completamente sgualcita. “Puoi aiutarmi?” domandai offrendogli la schiena perché richiudesse la lampo. “Certamente”, ma prima il calore del suo alito si infranse sulla mia nuca e le sue labbra cominciarono a baciarmi sensualmente lungo la schiena, scendendo fin dove l’apertura del vestito glielo consentiva. “Robert, quello che stai facendo è…”: non riuscivo nemmeno a descriverglielo. “Non posso farne a meno…”, poi, come lentamente l’aveva aperta qualche tempo prima, la richiuse. Sedette nuovamente sul lettino, divaricò le sue lunghe gambe e mi trascinò giù a mia volta facendo in modo che mi adagiassi con la schiena contro al suo petto. Mi teneva abbracciata. “Ed ora vuoi degnarti di darmi questa spiegazione, sì o no?”. Senza guardarlo sbuffai: “Ma tu non ti arrendi mai?”. “No. Ti prego, dimmelo…” e, strofinando il naso su e giù lungo il mio collo, mi faceva volutamente un solletico insopportabile, proprio non riuscivo a resistere, e cercai di sfuggire a quella tortura dimenandomi. “Basta, Robert, non lo sopporto!”e lui, diabolico sibilò cercando di contenere i miei gesti bruschi ed incontrollabili: “Allora parla, altrimenti continuerò finché non sarai tu a pregarmi!”. “Va bene, va bene!” mi affrettai a dire esasperata. “Visto come so essere persuasivo?” sentenziò trionfante. “Sei scorretto… ma adesso smettila!” gli intimai dandogli una gomitata scherzosa all’altezza del torace. “Si è trattato di una pure e semplice utopia”, poi, alzando lo sguardo verso quello spicchio di luna che ci osservava curiosa facendo capolino da una nuvola di passaggio, mi decisi a renderlo partecipe della mia visione trascendentale. Robert ascoltò in silenzio: le sue braccia si stringevano di più intorno a me, riscaldandomi, infine, col mento appoggiato sulla mia spalla sinistra, sussurrò: “Oh, Angela… è un pensiero stupendo il tuo.Non capisco per quale oscuro motivo volevi negarmelo…”. Appoggiai le mie braccia al di sopra delle sue, così le mie mani : “Mi fa male esprimere apertamente un desiderio sapendo che non è possibile realizzarlo. E’ come una stilettata sottile, ma profonda. E’ solo per questo che volevo tenerlo per me…”. Con le labbra mi sfiorò la nuca, poi affermò deciso: “Tu non immagini quanto piacerebbe anche a me avere almeno un’occasione per stringerti tra le braccia risvegliandomi al tuo fianco dopo aver trascorso la notte insieme, ma, come hai detto tu,questa è davvero un’utopia… Eppure mi rendo conto che più è destinata a rimanere tale, più il desiderio che si avveri mi ossessiona. Una volta ho immaginato divenire a rapirti per poi riportarti a casa un paio di giorni dopo, come ti avevo scritto in un mio messaggio…”. Lo ricordavo benissimo. Mi voltai verso di lui, piena di stupore: “Com’è possibile?”. Le sua sopracciglia tese lo resero serio, il suo sguardo, fisso nei miei occhi: lo sentivo insinuare i suoi tentacoli dentro di me. “E’ più che possibile emi fa impazzire il fatto che tuo marito non si accorga di te, della donna meravigliosa che ha la fortuna di avere accanto ogni giorno mentre io non posso che accontentarmi di incontri clandestini o della mia immaginazione: lo trovo così ingiusto… Non sa vederti dentro e sono convinto che la colpa del fatto che non ti piaci neanche un po’ in buona parte sia sua” e girò il capo guardando altrove, senza destinazione, come per disperdere all’orizzonte quell’improvviso malumore, poi tornò a me premendo con forzale labbra sulla mia tempia. “E’ evidente quanto sia insensibile: non asseconda le tue passioni, non ti apprezza abbastanza e, pur conoscendoti da anni, non sa chi sei. Forse credeva di saperlo quando ti ha incontrata, ma ora sembra considerarti poco più di una domestica, la madre dei suoi figli. Cazzo, sei sprecata per lui!”. Sentii il suo corpo pervaso da un’intensa vibrazione. Non lo avevo mai visto così in collera e non mi sarei certo aspettata che tenesse a me fino al punto di indisporsi a quel modo. Ero in difficoltà. “Non mi pare il caso che ti arrabbi, non ne vale la pena… Effettivamente è così che stanno le cose,ma non ho altra scelta che andare avanti e sopportare, ne va della felicità dei bambini: sono ancora piccoli, non voglio che subiscano dei traumi per colpa nostra, non me lo perdonerei mai. Loro adorano Gabriele” affermai con fierezza. Sul volto di Robert apparve,allora,un sorriso malinconico: non smetteva di guardarmi, pieno di ammirazione, ma al tempo stesso, sembrava contrariato. “Hai un gran coraggio a non fare la scelta più ovvia…”. Lo guardai incerta su cosa intendesse dire. “Che significa?”. “Come farai a crescere felicemente i tuoi figli accanto ad un uomo per il quale sei come un’ombra?”. Il fiato venne a mancarmi: intendeva forse dire che avrei dovuto lasciare Gabriele?Mi rabbuiai. “Non hai nessun diritto di insinuare una cosa del genere!Solo perché ci siamo incontrati due e sembra esserci una forte attrazione reciproca non significa che tu possa dirmi come devo gestire la mia vita: non siamo una coppia, anzi, non potremmo proprio esserlo!” sbottai, irritata dalla sua insolenza. “Tu me l’hai dato, quando ti sei confidata con me, quando hai scritto tutte quelle belle parole che mi hai ripetuto poco fa” rispose secco. “Non significa niente. Io non ti conosco, tu non mi conosci. Noi siamo amanti, come ce ne sono tantissimi altri al mondo, magari a qualche decina di metri di distanza da qui”ed indicai le interminabili file di ombrelloni che si vedevano tutt’intorno, immaginandovi  decine di coppie appartate, sparse qua e là, che amoreggiavano. Mi sentivo punta sul vivo: il mio pensiero, immediatamente proiettato sull’indifferenza che mio padre aveva per mia madre e sulla piattezza della loro insulsa vita coniugale, mi faceva a pezzi dentro riducendomi come uno specchio distrutto in minuscoli frammenti, eppure stavo parlando proprio come lei…Vidi Robert infervorarsi. “E’ questa la considerazione che hai di me? Credi che io stia giocando, per caso? O sei tu quella che sta giocando con me? Beh, ora non ha importanza: apri gli occhi, maledizione! Sei masochista fino a volerti sacrificare nel condurre una vita così insignificante? Guardati dentro!”. A quel punto mi oscurai completamente ed aggrottando le sopracciglia, alzai i toni: “Trovi forse più sensato che io lasci mio marito e tutto quello che abbiamo costruito insieme, così, dall’oggi al domani e, magari, dovrei dirgli che ho un amante di dieci anni più giovane annoverato tra i più famosi attori della terra? Riderebbe di me accusandomi di essere la solita, patetica ed inconsistente ragazzina che crede ancora nei sogni e si dimentica di tenere i piedi a terra prima di buttarmi fuori di casa. Non posso fare una cosa del genere, non capisci?” conclusi irritata. “Sei tu a non capire quello che sto cercando di dirti, ottusa che non sei altro. E’solo a te stessa che dovresti pensare: rifarti una vita che ti stia bene addosso e pretendere di essere felice, di sentirti appagata, magari, e dico magari, con la presenza di un uomo che ti apprezzi veramente per quello che sei, per quello che sai dare, un uomo che, quantomeno, abbia la volontà di capirti fino in fondo, ma quello che importa è che devi essere tu a volerlo: in gioco c’è la tua di esistenza, l’unica che hai, e finché tu non ti senti realizzata e felice, nessuno accanto a te potrà mai esserlo…”.Non avevo più una goccia di sangue nelle vene: quel discorso non aveva una falla ed era stato un ventitreenne ad avermelo appena esposto. Guardai Robert di sottecchi e con sarcasmo proruppi: “Non dirmi che ti vedresti nei panni di quell’uomo…”. Mi afferrò per le spalle. “Potrebbe darsi…se solo tu lo credessi possibile, ma so che non è così…”: la voce gli tremava. Dentro il mio stomaco ci fu un’esplosione: non poteva aver detto sul serio quelle parole e, soprattutto, non era possibile che gli venissero dettate dalla ragione: no, doveva essere un’assurdità uscitagli di getto nell’impeto di una rabbia che, di certo, era fine a se stessa. Continuai a scuotere la testa: “No…” balbettai, poi replicai decisa: “No, Rob, no! Non dirlo nemmeno per sogno! Sei solo un ragazzo, in fondo e non puoi decidere così del tuo futuro: sei istintivo ed avventato, anche se mi lusingano le tue parole, davvero, ma, credimi, non sai quello che dici…”. Sulle labbra gli comparve, allora, un sorriso amaro ed ironico. “E tu sei così prevedibile… Ci avrei giurato che sarebbe uscita una frase del genere dalla tua bocca. Tu mi vedi solo come un bambino capriccioso, non è vero? Uno sciocco ragazzino che si è preso una cotta per un giocattolo che desidera possedere ad ogni costo, che si sente un dio solo perché una donna matura ha deciso di accettare la sua corte e lasciarsi andare tra le sue braccia. Un pensiero piuttosto profondo il tuo, Angela…” Con un tono tagliente e sprezzante aveva scagliato la sua freccia colpendomi in pieno petto, il mio cuore sanguinava. Restai muta.“Non è per rinfacciartelo, ma mi sono fatto la bellezza di otto ore di volo per poterti rivedere… Se il mio scopo fosse stato questo,mi sarebbe bastato uscire in strada e ne avrei incontrate a migliaia anziché sorvolare l’intero oceano Atlantico per raggiungerti, non credi? Invece no… è te che voglio e sai perché, ironia della sorte? Esattamente per gli stessi aspetti che ti fanno sentire tanto mediocre, come la modestia e la semplicità. Tu sei spontanea, molto dolce, in fondo; hai senso dell’umorismo e, soprattutto, non sei un’ipocrita”. Mi alzai in piedi di scatto, allontanandomi,come se fossi certa che le parole potessero uscirmi più facilmente dal momento che le sue braccia non potevano più stringermi. “Non è questo il punto. Io non ti ho mai giudicato uno stupido e se all’inizio pensavo tu mi volessi per capriccio, beh, mi sono ricreduta…” mi giustificai. “E allora qual è il vero problema?” tuonò restando seduto sulla sdraio con i gomiti puntellati sulle ginocchia e le mani che gli sostenevano il mento spigoloso mentre, da lontano ne indovinavo la severità dello sguardo ed il viso contratto. “Vedi, questi ragionamenti sono fin troppo prematuri, Robert. Non posso essere io la donna che fa al caso tuo, quella giusta e c’entra solo in parte il fatto che io sia sposata e abbia dei figli. Guardami, sono assolutamente anonima: non sono abbastanza ricca da potermi permettere abiti firmati o costosi, non ho un fisico da esibire, non mi so muovere, né conosco bene l’inglese e non ho nessun tipo di talento. Se per lo meno fossi più giovane o sufficientemente bella, riuscirei a non farti sfigurare, forse… ma così, come sono… è impensabile” e scossi mestamente il capo. “Nel mondo di cui fai parte non potrei mai sentirmi a mio agio e, con me,tu ne diventeresti lo zimbello: attireremmo critiche fin dalla prima occasione in cui verremmo sorpresi insieme. Già me l’immagino: l’attore più gettonato del momento che esce con una sconosciuta insulsa dal fisico orrendo… Mi sento fuori posto anche nella mia vita quotidiana, piatta e mediocre, figurati in un ambiente dove anche un respiro di troppo può essere oggetto di discussione e di critica, dove ci si appiglia tutto purché i pettegolezzi circolino…”. Mentre parlavo a ruota libera, vidi Robert continuare a scuotere il capo, ma incurante di quel gesto di disapprovazione, conclusi sardonica: “Non ho niente da darti, niente…”. Un silenzio inquietante piombò tra di noi, rotto dopo interminabili minuti dalla voce di Robert, tanto cupa che sembrava provenire dal baratro degli inferi. “Hai finito?” domandò seccamente. “Sì…” mormorai e lui sbuffò. “A quanto pare non hai sentito una sola parola di quello che ho cercato di spiegarti sin dalla prima volta che siamo stati insieme; sei ancora convinta che io dia più importanza all’apparenza che alla sostanza solo perché sono diventato, per così dire, <qualcuno>. Ma da dove credi che venga io? Ero uno qualunque, esattamente come te. Provengo da una cittadina ai margini di Londra, da una famiglia onesta e lavoratrice che mi ha cresciuto con valori importanti e seri; ho frequentato la scuola ed avevo gli stessi, identici problemi di qualunque altro adolescente della mia età, anzi, mi sentivo frustrato perché le ragazze non mi consideravano, forse a causa di questo difetto che ho dalla nascita…”. Lo guardai stupita. “Di quale difetto parli?”. “Non dirmi che non hai mai notato la mia andatura sghemba ed irregolare…”. Annuii, ma restai muta: la credevo una caratteristica, non un difetto. “E’ dovuta al fatto che ho una gamba più corta dell’altra. Ho cercato di mascherarlo in ogni modo, ma il mio passo claudicante era sempre troppo evidente. Mi sentivo un idiota e mi è stato difficile superare una difficoltà che apparentemente può sembrare di importanza irrilevante, eppure è così”. Mi sembrava ancora più raggiungibile di quello che credevo. “Ora è acqua passata: lasciamo perdere e torniamo a noi. Dopo tutto quello che ti ho raccontato, che ti ho dimostrato pensi che mi importi così tanto di avere accanto una bellezza mozzafiato che fa quello che le dicono di fare e dice quello che le chiedono di dire?”: parve estremamente contrariato. Trasalii. “A te forse no, ma per coloro che cercano di tutelare la tua immagine probabilmente è così !”. A quel punto si alzò in piedi, avanzando di un paio di passi nella mia direzione: sembrava ancora più alto, mentre io, più piccola e miserabile. “Ascoltami attentamente: io ti conosco abbastanza da sapere che sei molto più ricca tu interiormente che buona parte delle persone incontrate sulla mia strada. Sei intelligente: hai già capito come gira il meccanismo e forse hai ragione a dire che diventeremmo un bersaglio facile per quei cecchini di fotografi e per le penne avvelenate di scribacchini mediocri e famelici, ma se io so di poter essere felice, alla fine me ne sbatto i coglioni delle voci che si mettono in giro sul mio conto e tu dovresti fare altrettanto! Se solo riuscissi a capire quello che vuoi davvero o, almeno, quello che non vuoi, cominceresti a credere di più in te stessa e a lottare per ottenerlo ignorando quello che gli altri si aspettano che tu faccia. Quando accadrà, non sarai più costretta a recitare la parte della donna felice, ma lo saresti veramente, con o senza di me” e, nel frattempo, si era avvicinato: potevo distinguere i suoi occhi di fronte ai miei. “Sappi che io non voglio indurti a prendere la decisione sbagliata, né metterti fretta, però voglio che tu sappia che questa non rappresenta un’infatuazione passeggera per me, ma qualcosa di più…”. Robert spezzò, così, quella freccia scagliata poco prima:la mia ferita immaginaria si stava rimarginando. Mi lasciai andare in ginocchio sulla sabbia fredda, appoggiandomi le mani sopra il petto premendole affinché la ferita si chiudesse più in fretta. Lo sentivo respirare, inginocchiato accanto a me: sollevai lo sguardo, le sue labbra perfette quasi sfioravano le mie, i lineamenti del suo viso, decisi, marcati, mi toglievano il fiato: “Tu sei importante per me, non immagini quanto. Mi sento uomo, anzi, lo sono, quindi devi trattarmi come tale” e non potei fare a meno di buttargli le braccia al collo, stringendomi a lui con tutta la forza di cui ero capace: “Scusami… scusami tanto. E’ che… questa situazione, così insolita , nuova, complicata mi innervosisce, mi spaventa. Sono stordita, confusa. Credo sia meglio lasciare le cose come stanno… Per il momento, non posso concederti più che un amante”. Robert afferrò tra le sue mani il mio viso e, a fior di labbra, mi disse: “L’importante è che non ti dimentichi di me e nel frattempo, pensa alle mie parole e non rimandare troppo il momento per realizzare i tuoi sogni, che mi riguardino oppure no” e le dischiuse baciando le mie. Mi lasciai trascinare, incapace di resistere a quella passionalità travolgente ed alle sue braccia che mi stringevano, tanto che il loro calore permeava attraverso  la stoffa dell’abito. Mi ritrovai distesa: Robert,sovrastandomi, mi teneva premuto il palmo della mano destra sul petto e cercava di scorgere i miei occhi: “Come sei bella Angy, coi tuoi lunghi capelli scomposti sulla sabbia: sento il tuo respiro, il tuo cuore che pulsa. Adesso chiudi gli occhi e non ti muovere…” mi disse con voce calda e profonda e inevitabilmente,rammentai il primo bacio tra Bella ed Edward. Obbedii trasalendo, provando ad immaginare cosa avesse in mente di fare questa volta. Avvertii la pressione delle sue mani sui polsi, sollevò le mie braccia al di sopra della testa e le distese a loro volta sulla sabbia, quindi il calore del suo respiro s’infranse sul mio viso: dunque era chino su di me…Quel suo profumo,sempre lo stesso e buonissimo,sembrava più intenso e mi invase. Un brivido mi attraversò completamente nel momento in cui, con il tocco leggero delle sue dita,sfiorò la mia fronte per tracciare il mio profilo,dolcemente: si soffermò sulle mie labbra studiandone a lungo il contorno, sulla linea che divideva i miei seni dal raso nero ed increspato del vestito. Attraversò al centro il mio ventre, contratto per l’emozione, infine l’orlo della gonna, adagiata sulle mie cosce. Trattenni un respiro più tenace di tutti gli altri: Robert era fantastico, il mio corpo fremeva alle sue carezze ed io continuavo a tenere gli occhi chiusi, sospesa. La sua mano aperta premette sulla gamba sinistra, appena sopra al ginocchio, massaggiandola un poco, poi, di nuovo leggera, continuò a scendere sino alla caviglia: passando in una frazione di secondo a quella di destra, ripercorse al contrario quel sensuale ed immaginario sentiero, perdendosi a metà strada, sotto la gonna del mio abito per accarezzarmi la coscia.  “Robert!” mi sfuggì d’istinto dalla bocca senza nemmeno capacitarmene. “Sì,dolcezza?”. Quando mi chiamava così,mi sentivo meravigliosamente felice e, con un sospiro mormorai:“Bel-Ami…”. Estremamente stupito arrestò l’incedere della sua mano ed esclamò: “Cos’hai detto?!”. Io, sempre tenendo gli occhi chiusi  ed allargando un sorriso compiaciuto, come se stessi pensando ad alta voce, affermai: “Sarai perfetto nelle vesti di Georges Duroy…”. Ci fu un attimo di silenzio, poi, cogliendo il tono della sua voce, sembrava quasi divertito: “Certo che tu sei veramente strana, un’inguaribile visionaria, ma confesso che la cosa mi affascina molto… Vuoi dirmi quale contorto volo della mente hai fatto questa volta?”. Sorrisi in maniera ancor più amplificata: possibile che non avesse capito la mia allusione? “Tu… sei così passionale, sensuale, spesso istintivo ed impetuoso…L’amante in cui ogni donna sogna di vedere trasformarsi il proprio uomo. Così è accaduto per le amanti dell’irresistibile Duroy…Lui era esattamente così e tu lo interpreterai in maniera impeccabile, ne sono certa. Non avrebbero potuto scegliere nessun altro migliore di te per quel ruolo:ce l’hai dentro, non dev’esserti stato così difficile entrare nel suo personaggio durante le riprese” ed ero sincera mentre gli esprimevo la mia opinione. In quell’istante aprii gli occhi per poter vedere la sua espressione. Ristette: sembrava confuso, si passò entrambe le mani tra i capelli. “Grazie per la tua sorprendentemente grande fiducia nelle mie capacità! Devo dire che mi piace questa tua profondità nel cogliere certi aspetti delle cose, anche se nei momenti più imprevedibili…” e mi sorrise a sua volta, poi proseguì, “però, mia cara, c’è differenza: nella vita mi viene naturale, è quello che provo e che sento, ma sulla scena dover fingere la stessa intensa passione ti assicuro che non è assolutamente la stessa cosa, anche se di certo aiuta esserlo veramente… e mi lusinga il paragone con Georges Duroy, ma solo per quanto riguarda il lato puramente professionale. Saprai alla perfezione che, in fondo,non è che un arrivista,una cinica ed insensibile carogna, mentre io decisamente, mi rifiuto di essere considerato tale. Non ho mai corrotto nessuno né sono mai andato a letto con una donna esclusivamente per entrare nelle sue grazie o ingannandola per ottenere qualcosa in cambio delle mie prestazioni sessuali e non lo farei mai. Lui non ama altri che se stesso in realtà: è un fottuto bastardo privo di orgoglio e di spina dorsale, ma ti confesso che, quando mi sono trovato tra i a possibili candidati ad interpretare Duroy e dopo aver letto il copione, ho desiderato fortemente cimentarmi nell’impresa. Confesso anche che ho imparato molto e l’ho trovato interessante, quasi quanto impersonare Salvador Dalì.”. Si interruppe per un attimo, presi la sua mano e gliela baciai. “Mi piace sentirti parlare del tuo lavoro, capire i tuoi stati d’animo ed il tuo modo di viverlo, continua, ti prego!” lo implorai. Mi sorrise e si distese alla mia destra, sul fianco, il suo corpo a contatto col mio, il gomito affondato nella sabbia e la mano appoggiata sotto al mento a sorreggergli il capo, teneva l’altra sopra il mio ventre e una delle sue gambe intrecciate alle mie. “Dicevo che mi è piaciuto interpretarlo soprattutto perché, la sua, è una personalità contorta, al di fuori di ogni schema morale ed io non posso resistere al fascino di questi personaggi instabili, imprevedibili e stravaganti, mi piacciono molto”. “Beh, in effetti i tuoi lo sono quasi tutti… e tutti in modo diverso…”. “Già, è davvero così. Se non faccio attenzione, rischio di impazzire con loro!” entrambi sorridevamo. “Comunque è stupenda l’ambientazione ottocentesca in cui si svolge, vedrai: i costumi di scena sono bellissimi, soprattutto quelli delle donne e poi le carrozze, l’atmosfera…. Davvero stupefacente!”. L’entusiasmo per il proprio mestiere era chiaramente percepibile dal modo in cui ne parlava: affascinato, entusiasta e pienamente soddisfatto dei risultati sembrava aver ottenuto girando le scene. Restai a guardarlo interminabilmente finché non ricominciava a raccontare qualche altro particolare: pendevo dalle sue labbra. “Che altro vorresti sapere?” mi chiese poco dopo: avevo già la risposta: “Beh, saprai quanto clamore sta facendo questo film tra le fans: su internet non si fa che parlare delle scene di sesso che si vedranno tra Duroy e le sue svariate amanti. Stanno tutte impazzendo al pensiero che ti si vedrà per la prima volta senza veli…Ma… com’è recitare nelle scene di nudo con donne diverse, fra l’altro? Da come raccontavi poco fa, immagino che non sia così facile e così naturale come potrebbe sembrare… dovrai sentirti almeno un po’ in imbarazzo… o no?”. Io mi ci sentivo eccome a rivolgergli quella domanda, ma la mia curiosità premeva dall’interno, tuttavia mi resi conto di provare una certa gelosia… e non avrei dovuto. “Sì, in effetti è imbarazzante ed occorre molta concentrazione. Soprattutto un uomo deve continuamente ricordare a se stesso che si tratta solo di  finzione per non incorrere in imbarazzanti situazioni… mi spiego?” disse distogliendo lo sguardo da me per un attimo. Avevo capito perfettamente a quali situazioni si stesse riferendo, quindi scherzai: “Non mi dire che ti vergogni a parlarmene”. Tornò a guardarmi maliziosamente scuotendo la testa. “Non fare la spiritosa: lo so che, sotto sotto, anche tu non vedi l’ora che il film venga distribuito per contemplare quelle scene sul grande schermo…”. “Ma che dici?” risposi mentre il mio volto avvampava violentemente. Non potevo certo confessarglielo: l’idea di apparirgli come una  specie di depravata mi urtava profondamente, così evitai di guardarlo, allora fu il suo sguardo a cercarmi. “Ammettilo, che male c’è?”. Sorrise. “Quando ho accettato la parte ero consapevole di quanto chiasso avrebbe scaturito l’immoralità del mio personaggio ma, soprattutto, sapevo quale e quanto interesse avrei scatenato nelle fans quando avrebbero appreso della presenza di molteplici scene di nudo e di sesso. Sinceramente sono un po’ preoccupato per alcune di loro vista la considerazione fin troppo elevata che hanno di me, anche se io mi sento una persona normalissima che fa il suo lavoro, ma se voglio svolgerlo al meglio, non posso soffermarmi a pensarci troppo su. La cosa più importante per me è ottenere un buon risultato, cioè riuscire a dare al mio personaggio la giusta impronta affinché il film raggiunga un livello di gradimento eccellente, a prescindere dal giudizio o dalle aspettative dei fans. Che io debba interpretare un pazzo furioso, un politico, un violento, un omosessuale o un menomato, voglio che prenda vita sul set, che sia credibile”. Io restai incantata dalle sue parole. Robert era uno che sapeva il fatto suo: voleva sentirsi realizzato, appagato, avere stima di se stesso ancora prima che gli altri ne avessero di lui, voleva la consapevolezza di aver fatto il possibile per ottenere risultati eccellenti. In questo era sicuramente maturo e responsabile, estremamente meticoloso e professionale. “Ti ammiro moltissimo, Rob. Sono davvero colpita dal tuo modo di pensare e di affrontare le cose. Tu sì che sai quello che vuoi e come riuscire a realizzarlo, senza farti influenzare dai pareri negativi o farti travolgere dalla fama perdendo di vista il tuo vero obiettivo. Conti sulle tue capacità, ma non te ne vanti e questo è davvero ammirevole”. Giocherellava con la stoffa increspata sul mio seno. “Fare lo sbruffone non è nel mio stile, sempre che io ne abbia uno, e sono convinto di non avere mai imparato abbastanza: ci si arricchisce continuamente, basta avere l’umiltà sufficiente per ammettere che c’è sempre qualcuno che può insegnarti cose che ignoravi. E questo vale anche per te…”. Già, sembrava così facile detto da lui, ma non tanto a farsi per ciò che mi riguardava. Restammo a lungo occhi negli occhi, in religioso silenzio, poi, buttando un’occhiata all’orologio che portava al polso, fu lui a dire: “Dovremmo rientrare Angela o il popolo della notte a momenti ci travolgerà….”. Annuii mestamente: “Di già”.Mi attirò a sé premendo le labbra contro le mie, poi mi aiutò ad alzarmi e cercammo di toglierci di dosso la sabbia che si era insinuata fra i  vestiti. “E’ stato bello” dissi a Robert accarezzandogli il dorso di una mano. “Molto di più…Finalmente sono riuscito ad essere parte integrante del tuo sogno, così quando tornerai qui senza di me, potrai rivivere le sensazioni che ci siamo scambiate invece di essere costretta ad inventarti quello che desideravi e non avevi ancora provato”. “Non sarà necessario venire qui… Non lo dimenticherei comunque” e, mentre lo dicevo, stavo stringendo la sua mano liscia, morbida e calda, lui mi baciò i capelli. Si nascose nuovamente dietro ai Ray Ban, infilò il cappellino mentre raccoglievo la mia borsetta rimasta accanto alla sdraio. “Sei pronta?” mi chiese, “Sì” e ci allontanammo dalla spiaggia, dalla brezza umida e intrisa di salsedine, dall’immagine dei nostri corpi intrecciati per dirigerci sul viale principale. Robert camminava a testa bassa ed io accanto a lui con la mano nella sua: oramai la zona brulicava di gente, soprattutto di giovani ai quali era difficile attribuire un’età precisa, ma di sicuro erano poco più che ventenni. Mi soffermai ad osservarne un gruppetto, potevano essere circa una quindicina, fuori da un pub: ridevano e conversavano animatamente. Alcuni avevano la pelle bronzea, freschi di lampada abbronzante. La maggior parte di essi vestiva alla moda: pantaloni oppure jeans a vita bassa che lasciavano intravedere chiaramente l’ampia banda elastica del loro intimo; camicie aperte sul petto oppure magliette che mettevano in evidenza i lineamenti mascolini delle braccia e del petto. Alcuni portavano la tipica frangia sugli occhi che scostavano di tanto in tanto con un gesto della mano che, probabilmente, li faceva sentire particolarmente attraenti. I più sportivi, molto meno atteggiati rispetto agli altri, avevano un’aria volutamente trasandata, ma con stile. Le ragazze  sembravano tutte carine a giudicarle da lontano, ma di sicuro la loro perfetta silhouette e le loro movenze, accentuavano la loro femminilità. Alcune indossavano quelle che io definivo microgonne, poiché a stento riuscivano a lasciare spazio all’immaginazione…Mi sentivo più che mai fuori posto. “Hai visto qualcosa di interessante?” mi chiese Robert sottovoce accostandosi al mio orecchio: evidentemente stavo fissando quel gruppo assortito più insistentemente di quello che credevo… Alzai le spalle “No… niente in particolare” risposi con noncuranza sapendo che se mi fossi sognata di rivelargli ciò che veramente avevo in mente, non mi avrebbe risparmiato un ceffone, il secondo della serata… certo, una volta rimasti soli. Mentre procedevamo verso il parcheggio, mi accorsi di due giovani ragazze, entrambe bionde, che immobili sul lato sinistro del viale, non toglievano gli occhi di dosso da Robert e, nello stesso momento,sembravano confabulare tra loro e darsi delle impercettibili gomitate. Non mi pareva di conoscerle. Sembravano impazienti di vederci sfilare davanti ai loro occhi per una qualche ragione, come se volessero scrutarci meglio. Nonostante l’abbigliamento e la disinvoltura con cui si muoveva, dovevano aver capito di che si trattasse… oppure lo trovavano soltanto interessante o, magari, lo avevano scambiato per qualcun altro… Mentre passavo in rassegna tutte le possibili opzioni, mi assalì il panico: <Forse avevamo rischiato troppo stavolta…> pensai. Il cuore mi balzò in gola: strinsi con forza la mano di Robert e ricambiò: le aveva viste anche lui. Non sapevo proprio che fare, ma lui, a quanto pareva, sì… Qualche istante prima che trovassimo davanti a loro, mi cinse i fianchi con il braccio, si chinò su di me: “Stai al gioco” sussurrò, poi mi baciò sulle labbra mentre seguitavamo a camminare col rischio di urtare inesorabilmente contro qualcosa o qualcuno, proprio come due teneri e svampiti fidanzatini, finché non ci trovammo al riparo dagli sguardi indiscreti ed estremamente curiosi di quelle due,senza sapere se lo avessero realmente riconosciuto o che altro… Per me fu un colpo al cuore, non sapevo per quanto ancora sarei riuscita a sopportare tutte quelle emozioni. Svoltammo nella strada secondaria che portava al parcheggio mentre continuava a battere all’impazzata e non accennava a rallentare,rimbalzandomi in gola. I miei polmoni non riuscivano più a dilatarsi correttamente per riempirsi d’aria e la ributtavo fuori in un istante: diamine, di nuovo… “Angela! No, cazzo, no! Non di nuovo, maledizione!! Mi fai morire di paura! Dimmi cosa posso fare!”. Robert impazziva nel vedermi in quello stato: avrei dato qualunque cosa pur di impedire che fosse costretto ad assistere all’esplosione di quei  maledetti attacchi di panico. Si mise le mani tra i capelli, disperato e impotente, come un leone in gabbia. “Accidenti a me, porca puttana! E’ solo colpa mia… scusami, angelo mio, scusami! ”. Ormai parlava a ruota libera, era evidente che ce l’aveva a morte con se stesso: avrei tanto voluto consolarlo, dirgli che non aveva alcuna colpa per quello che mi stava succedendo, ma non potevo parlare, visto che non ero nemmeno in grado di respirare correttamente, non mi riusciva di guadarlo in quegli occhi che immaginavo pieni di angoscia e di tristezza. Avrei dovuto rimandare di qualche minuto, a quando tutto sarebbe tornato alla normalità… Non trovando alternative, mi attirò prepotentemente sul suo petto stringendomi a sé come volesse tamponarne gli spasimi: “Calmati, ti prego, rilassati… non posso vederti così…” e mi cullava come una bambina, dondolandosi a destra e a sinistra accarezzandomi la schiena. Passarono alcuni minuti prima che io riprendessi il mio regolare battito ed il mio respiro normale: eravamo poco distanti dall’auto, così mi accompagnò al posto di guida, ma prima di salire a bordo, mi scrutò tutto il viso, i suoi occhi erano opachi: “A questo punto dovrei essere io a guidare… e non posso!Sono veramente una frana… Te la senti? ”. “Cosa?” e gli afferrai il viso tra le mani: “Robert, tu non ti devi preoccupare per me, io non voglio! E non hai nessuna responsabilità di quello che mi succede in certe situazioni, né io ne te possiamo farci niente”. “Non è vero: è già il terzo attacco di panico che ti assale mentre stai con me: io voglio che tu sia felice nelle poche ore che trascorriamo insieme, non che tu debba soffrire a causa mia e di quello che mi ruota intorno”. Io gli sorrisi: “Ne sopporterei molte di più se avessi la certezza che fossi davvero tu la causa, significherebbe che sei con me… Non puoi diventare paranoico anche tu, basto io!” e non gli permisi di dire nemmeno una parola premendo le mie labbra sulle sue: un attimo dopo ci stavamo baciando intensamente, poi Robert si staccò da me ansimante: “Andiamo, è quasi mezzanotte” mi disse ed inspirando profondamente, avviai il motore. Non appena accesi il motore, la radio s’illuminò ed una dolcissima canzone dei Muse contribuì a rilassarmi definitivamente. Robert mi guardava compiaciuto mentre canticchiavo fra i denti. “Ora stai bene?” Io sorrisi. “Sì”. “Ti vedo estasiata: è la musica a farti questo effetto o sono io?”. “Tutt’e due le cose insieme a dire il vero”. Sorrise. “Ne sono felice. E dimmi, ti piace cantare?”. Bella domanda… “Sì, ma devo essere sicura che nessuno mi stia ascoltando: non ho una bella voce, mi vergogno…”. “Dovrebbe essere qualcun altro a giudicarlo, non credi?”. Allargai un sorriso, poi lo vidi spalancare la bocca in un lungo sbadiglio. “Sei esausto…” constatai. “E’ colpa tua se lo sono, ma penso di poterti perdonare per questa volta” rise passandosi una mano tra i capelli senza smettere di guardarmi, poi, dopo alcuni istanti, i suoi occhi appesantiti si abbandonarono al prepotente abbraccio di Morfeo e si addormentò, distrutto da quella intensa e lunghissima giornata. In una ventina di minuti giunsi nel parcheggio interno dell’hotel Granduca e fermai l’auto. Robert era così dolce. Percepivo appena il suo respiro regolare e profondo: era totalmente rilassato, con la testa inclinata sulla spalla sinistra, i lineamenti del viso morbidi e distesi, sembrava che la sua mente fosse occupata da un sogno bellissimo. Non avevo la forza di svegliarlo: continuavo a guardarlo teneramente, mi avvicinai, gli sfiorai gli zigomi con le labbra, poi quella bocca, mio dio… Cercai di imprimere nella mia mente l’immagine angelica di quel meraviglioso giovane: “Ti amo” gli sussurrai per la prima volta “non immagini nemmeno quanto”, poi, mio malgrado, cercai di riportarlo alla realtà svegliandolo dolcemente. Dapprima, semi cosciente, non riuscì a capacitarsi di dove si trovasse, ma poi spalancò gli occhi: “Mi sono addormentato?”. “Sì, Rob. Questa giornata è stata massacrante per te, è più che comprensibile. Perdonami se ti ho svegliato, ma non posso certo accompagnarti nella tua stanza prendendoti in braccio!” affermai scherzosa. Ancora mezzo assonnato mi sorrise, ma poi un’ombra di rammarico gli oscurò il viso. “E’ davvero imperdonabile da parte mia: perdere tempo a dormire!Adesso devo lasciarti e chissà quando ci rivedremo… Vieni qui” e mi abbracciò stringendomi con tutto sé stesso. “Come vorrei che potessi venire via con me…”. Il mio cuore si gonfiò d’amore e di dolore, non riuscii a rispondergli: no, non potevo farlo. Gli sorrisi. Restammo abbracciati a lungo: nessuno dei due aveva intenzione di interrompere quel momento così tenero in cui erano solo i nostri respiri a parlare, ma dovevamo salutarci. Ci guardammo negli occhi intensamente, poi scendemmo contemporaneamente dall’auto ed accompagnai Robert ai piedi dei pochi gradini che conducevano all’ingresso dell’hotel: ormai lo consideravo familiare. “Tornerò Angela, te lo giuro, appena mi sarà possibile, farò di tutto per prendere il primo aereo e venire da te. Pensami e nei giorni che non potremo trascorrere insieme cerca di sopravvivere meglio che puoi, come hai sempre fatto sino ad ora. Vorrei che facessi una cosa per me, anzi due: devi abbracciare Alice da parte mia e ringraziala, glielo devo e poi… dai un bacio ai tuoi bambini per me”. Dai miei occhi si affacciò una lacrima, le sue intenzioni mi avevano commosso. “E’ un pensiero molto dolce da parte tua. Lo farò certamente. Non cambiare mai, qualunque cosa dovesse accadere nella tua vita d’ora in poi”. Mi guardò con tenerezza e, con il dorso della mano, cancellò sul nascere quelle lacrime. “Contaci, non c’è nessuna ragione per cui debba cambiare. Mi mancherai… mi mancherà tutto di te. Non avrei mai immaginato che si potesse amare in questo modo… Ma tu…” e restò sospeso per un attimo, poi si scrollò. “Niente…”. Non capivo o forse non volevo sapere cosa avrebbe voluto dirmi. “Com’è strana la vita” affermai. “Già… davvero imprevedibile, sconvolgente: ogni aspettativa, proposito o progetto possono modificare completamente il loro corso, ma se è così che deve essere…” e si aprì in un sorriso che aveva mille significati. Mi afferrò per i fianchi attirandomi a sé e con gli occhi nei miei mi disse: “Ti amo e non mi interessa quello che succederà: i miei sentimenti per te non cambieranno. Rifletti su tutto quello che ti ho detto: spero che farai la scelta giusta, per te…”. Io annuii, ma abbassai lo sguardo, inquieto: sarebbe stato difficile, forse impossibile prendere quella decisione… Robert mi afferrò per le spalle costringendomi a guardarlo nei suoi occhi verdi che, anche se provati da una evidente stanchezza, erano limpidi, penetranti, sinceri: “Giurami che lo farai seriamente”. “Te lo giuro, ma ora devi assolutamente andare a dormire” insistetti. “Sarebbe stupendo se solo potessi addormentarmi tra le tue braccia… Ti prego, sali con me per un momento e poi ti prometto che ti lascerò rientrare ”, già, come se fossi impaziente di andarmene… Ero felice di poter passare anche solo qualche altro minuto con lui… “Va bene”. Mi sfiorò la guancia con un bacio, trattenne la mia mano nella sua dirigendosi verso l’ingresso della hall e facendo un cenno di saluto all’usciere che ricambiò educatamente: lo riconobbi, era il più giovane dei due, lo stesso a cui mi rivolsi la seconda volta in cui misi piede nell’albergo. Forse mi aveva riconosciuta perché, passandogli davanti con un certo imbarazzo, sorrise amichevolmente, seppur mantenendo un certo rigore, proprio come se volesse dirmi: <So chi sei e cosa fai qui>, poi mi salutò rispettosamente. Con buone probabilità, tutto il personale mi stava giudicando in un modo che non mi rendeva onore, avendomi vista entrare e uscire dalla stanza di Robert così tante volte, ma non potevo far altro che fingere, come se nulla fosse, tanto più che lui non si preoccupava affatto di quella situazione, comportandosi come se mi frequentasse ufficialmente. E la cosa per quel che mi riguardava, continuava ad apparirmi ogni volta totalmente inverosimile. Si fece consegnare le chiavi della stanza e chiamò l’ascensore: in pochi minuti ci trovammo davanti all’ingresso di quella suite 38 che racchiudeva dolcissimi ricordi, ma anche tristezza, dolore ed amarezza. Robert aprì la porta. Varcai quella soglia come se stessi per entrare in un mondo parallelo in cui diventassi quella che in realtà sentivo di essere, me stessa. “Vado un momento in bagno” annunciò Robert interrompendo il corso dei miei pensieri. Io mi sedetti sul letto e provai un brivido pensando alla nostra prima volta: la trapunta rossa sfumata con le sue lingue di fuoco aveva lasciato il posto ad un copriletto primaverile a grandi fiori sovrapposti, magnolie per quanto potevo capire. Lo accarezzai. Robert uscì poco dopo dalla stanza da bagno togliendomi il fiato per l’ennesima volta: aveva addosso soltanto quei pantaloni a vita bassa che mi facevano impazzire, si avvicinò e si distese accanto a me sul letto, appoggiando la testa sulle mie gambe, quasi in grembo e chiuse gli occhi nel momento esatto in cui infilai le mani tra i suoi capelli accarezzandoli, massaggiandogli dolcemente le tempie: potevo vedere chiaramente il suo petto sollevarsi ed abbassarsi mentre respirava, osservavo il suo pomo d’Adamo che la posizione leggermente inclinata all’indietro in cui si trovava rendeva più sporgente, i suoi lineamenti marcati, ma dolci erano totalmente rilassati. Era una visione meravigliosa… Chinai la testa su di lui e gli baciai le labbra una, due, dieci volte, e mentre mi ricambiava compiaciuto, appoggiai una mano su quel petto morbido e caldo, accarezzandolo lentamente, scivolando ovunque. “Angela, non te ne andare! Resta con me, per tutta la notte…”. Io lo guardai con tenerezza e con il viso contratto dal dispiacere: “Ma non posso… non infierire, ti prego!”, lui sorrise: “Mi piace torturarti, ma solo per farti confessare quanto desideri avermi accanto”. “Sei  terribile!”. “Lo so… e mi piace metterti alla prova”. Gli sorrisi. I suoi occhi erano davvero segnati dalla stanchezza, le palpebre, suo malgrado, si facevano sempre più pesanti e tendevano a chiudersi, io continuai ad accarezzargli i capelli, il viso finché non lo vidi abbandonarsi lentamente, ma negli ultimi attimi di lucidità, prima di venire inesorabilmente sopraffatto dal sonno, sussurrò con un filo di voce “Dimmi che mi ami…” poi sempre più debolmente “dimmelo…” e chiuse gli occhi addormentandosi profondamente col viso sprofondato nel mio ventre. Non avrei più voluto andarmene, ma dovevo: era quasi l’una. Lo osservai a lungo studiandone ogni movimento, anche se appena percettibile, sentivo pulsare il suo cuore sotto il palmo della mano che tenevo ancora premuta sul suo petto. Mi chinai su di lui per baciargli la fronte. “Sì che ti amo, ma come faccio a dirtelo?” sussurrai disperatamente. Mi spostai verso il bordo del letto con molta cautela, per non svegliarlo e cercai di sfilare le coperte sotto di lui, dalla parte destra del letto facendolo scivolare lentamente fra le lenzuola fresche, prono, con la testa sul cuscino e poi le sollevai coprendolo fino alle spalle, istintivamente si sistemò sul fianco sinistro, rivolto verso di me. Allora potei andare in cerca di un pezzo di carta ed una penna nella mia borsa e li trovai.

< Ti ringrazio per quello che hai fatto affrontando un simile viaggio: non sono sicura di meritare tanto… Tu sei pazzo, talmente istintivo, passionale e anche così maliziosamente diabolico  da costringermi ad amarti anche quando ho cercato di non farlo, ma non ci sono riuscita, perché nessuno mi ha mai dato quello che mi stai dando tu… Ormai ti sento dentro in modo dirompente, non so più fare a meno di te e sapere che potrò rivederti ancora mi darà la forza di sopportare la distanza ed il tempo che ci terranno separati. Non mi sono mai sentita così intera, così me stessa, felice: sì, io ti amo… Un’ultima cosa: sei dolcissimo mentre dormi, non ho parole sufficienti per descriverti, angelo mio. A presto, allora. Tua Angela. >

Piegai a metà il biglietto che appoggiai sul comodino, accanto a lui. Posai per l’ultima volta le mie labbra sulla sua guancia, poi, senza far rumore, lasciai la stanza in punta di piedi, volgendo un ultimo sguardo in direzione di Robert di cui scorgevo appena i capelli e la fronte e mi diressi verso l’ascensore. Passai davanti all’usciere, sollevando appena lo sguardo. “Buonanotte” mormorai, tanto che pensavo non mi avesse nemmeno udito. “Buonanotte a lei” e mi sorrise.

Non so voi, ma io sono proprio curiosa di scoprire in che modo, questa relazione, si evolverà! 😉

Appuntamento a giovedì 2 Febbraio. Vi aspettiamo sempre più numerosi!

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