Letto a Puntino: Quattro “chiacchiere” con Dario

Letto a puntino – Rubrica

Tutti pronti ai blocchi di partenza? Perfetto!
Mi dicono dalla regia che è tutto pronto e che questa mia nuova avventura può finalmente iniziare.

Giusto il tempo di togliere i fazzoletti a protezione del bianco colletto della camicia, mentre la truccatrice mi passa della roba sulla faccia (non chiedetemi cosa sia) con quella specie di spugnetta. La luce è a posto.

Andiamo in onda tra tre… due… uno…

Eccomi qua, come prima cosa mi sembra doveroso presentarmi e dirvi in poche parole di cosa tratterà questa rubrica.
Andiamo per gradi, io mi chiamo Dario Santonico e di mestiere faccio il serial dreamer. Per quelli che non masticano l’idioma d’Oltremanica, sono un sognatore incallito. Per la gente comune, quelli che non riescono a vedere oltre la superficie piazzata in bella mostra, io sono un geologo, lavoro come petrofisico in una compagnia petrolifera e questo non è per niente divertente (almeno per me)! D’altro canto, per tutti quelli che hanno voglia di vedere oltre, le cose che mi rendono felice sono i sogni che coltivo al di fuori di quell’asettico ufficio.

Due delle mie più grandi passioni sono la pasticceria (direi la cucina in generale) e la scrittura.

Grazie alle persone conosciute tramite questo blog, persone che posso considerare degli amici, seppur io non li abbia mai incontrati di persona, ho avuto la possibilità di unire le due cose e farne una rubrica, quella che state leggendo:

Letto a puntino

Con cadenza settimanale, vi parlerò di un libro che ho letto, che sto leggendo oppure che voi vorrete io inserisca nella rubrica, e lo assocerò a una ricetta. Per quanto mi sarà possibile, cercherò di farvi avere una foto-ricetta (il che vuol dire che cucinerò veramente quello che vi propongo), se poi non dovessi riuscirci ve la metterò in forma testuale.

Vi giuro che ce la metterò tutta per farvi avere la prima opzione, come in questo caso. Comunque io sono qua, per qualsiasi domanda non esitate. Oltretutto, poiché questo è un esperimento anche per il sottoscritto, non esitate a darmi consigli, dirmi cosa non va bene e cosa, invece, funziona.

Raccoglierò tutti i vostri consigli e farò in modo di migliorare settimana dopo settimana.
Il romanzo “Ma soprattutto i ponti” vicino alle protagoniste della ricetta di oggi.

Bando alle ciance, tanto ne avremo di tempo per conoscerci e vedrete che io sono uno che parla tanto (se non si era capito)!
Per il primo articolo di questa rubrica, ho deciso di approfittare del periodo attuale e utilizzando un gioco di parole nel titolo, vi ho portato la ricetta delle chiacchiere di carnevale.

Il libro che ho associato a questa ricetta è  “Ma soprattutto i ponti” di Iuri Toffanin.

Questo non è un libro che parla di carnevale, però è ambientato a Venezia, una delle città per antonomasia, se parliamo di questa scherzosa festa.

Titolo: Ma soprattutto i ponti
Autore: Iuri Toffanin
Editore: Bookabook
Anno edizione: 2017
Pagine: 209 p., Brossura

Sinossi: Cosa può succederti a Venezia quando hai terminato gli studi e una voce ti sussurra che è giunta l’ora di tornare a casa? Potrebbe accaderti di inciampare nel Vichingo, che racconta storie e dorme a San Marco. Oppure di conoscere la ragazza che cade dai ponti per sbarcare il lunario. Se poi ti capitasse di incontrarli entrambi, nella stessa notte, le tue giornate cambierebbero colore. Perché improvvisamente si può essere molto occupati, dai venti ai trent’anni. Ma da quando hanno ucciso il Vichingo ti aspetta tutto un mondo da raddrizzare e la voce ti mormora che non hai tempo da perdere. Perché, lo dice il poeta, si può essere anche poco felici, dai venti ai trent’anni.
Sullo sfondo di una Venezia al riparo dalle comitive, dramma e commedia si rincorrono tra le calli in un pirotecnico susseguirsi di trovate originali, dialoghi spassosi, personaggi accattivanti e notti fatte di poco sonno.

 
[…] In realtà esiste una terza Venezia, quella riservata solo a chi respira di notte. Di notte, fidatevi, di notte esce la Venezia più bella. Un batuffolo di latte detergente e via lo strato spesso di cerone e il finto neo di bellezza, via la parrucca incipriata e il corpetto asfissiante, perché di notte Venezia si offre per amore. Torna anima e cuore della gran dama che fu e non le importa delle rughe, forse perché sa che nell’oscurità si notano appena […]
 
E ora, veniamo alla ricetta delle chiacchiere.

In Italia sono conosciute con tantissimi nomi diversi in base alla regione di provenienza ad esempio, da me (nel Lazio), le chiamiamo frappe. Da voi come si chiamano? Ditemelo nei commenti.

Dosi per circa 30 chiacchiere:

 
– 370 gr di farina 00;
– 55 gr di zucchero;
– 3 uova;
– 40 gr di burro a temperatura ambiente;
– 6 gr di lievito per dolci;
– un pizzico di sale;
– 1 bustina di vanillina (o in alternativa un baccello di vaniglia);
– 30 gr di marsala (o altro liquore dolce);
– Zucchero a velo (q.b.)
– 1 litro di olio di arachidi.
 
 
 
Inserite in planetaria (con foglia) la farina setacciata con il sale (2), lo zucchero (3), le uova (4) e infine il marsala (5). Lavorate l’impasto per qualche minuto e dopodiché mettete il gancio in planetaria e aggiungete il burro (6).
 
Fate impastare fino ad ottenere una massa compatta (7). Avvolgetela nella pellicola e fatela riposare per almeno 30 minuti a temperatura ambiente (8). Passato questo tempo, dividete l’impasto in parti più piccole (9) e lavoratele con il matterello (10) oppure con la macchina per tirare la pasta all’uovo. Dopo averlo tirato, chiudete l’impasto con una piega a 3 e tiratelo di nuovo, fino ad arrivare a 2 millimetri di spessore.
Con una rotella tagliapasta (ondulata o non) ritagliate dei rettangoli di impasto e praticate delle incisioni al centro (11). Scaldate l’olio di semi di arachidi e friggete le chiacchiere (12) finché saranno ben dorate (13).
Scolatele sulla carta assorbente (14) e dopo che si saranno freddate cospargetele di zucchero a velo. Le vostre deliziose chiacchiere sono pronte per essere gustate.
 

Letto a puntino! 

 

Ci vediamo la prossima settimana, sempre qui, con una nuova abbinata vincente!
 
Un saluto e un goloso abbraccio,
Dario
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