Recensi-dì L’eredità della spada

L'opera prima di Cristina Azzali, L'Eredità della Spada, è il primo di sei volumi di stampo fantasy classico.

Adoro questo genere e ho adorato il modo con cui l'autrice ha intessuto le vicende rimarcando più volte le ambientazioni e le atmosfere fiabesche presentateci.

Tuttavia, questo clima medievaleggiante e pacifico nell'equilibrio creato passa in secondo piano nel momento in cui ci si accorge di alcune pecche dello scritto.

Premetto che i diversi elementi che mi hanno fatto storcere il naso mi hanno ricordato Viktor, il mio testo d'esordio, proprio per alcuni aspetti negativi che li accomuna per certi versi. Col senno di poi, ho acquisito molta più esperienza e conoscenza grazie ai corsi, agli studi e agli obiettivi raggiunti pian piano, ed è proprio per questo che sono diventato più esigente, specie nei riguardi del genere fantasy, che adoro ed è di mia competenza da tempo. Ma iniziamo per gradi, sviscerando tutto ciò che a parer mio doveva essere rivisto.

L'incipit. L'inizio di un romanzo è fondamentale, deve intrattenere da subito e destare curiosità affinché il lettore voglia andare avanti nella lettura. Ebbene, il sipario si apre con l'ormai scontatissima descrizione metereologica. Iniziare con i dettagli metereologici è oggi uno dei motivi di esclusione dalla maggior parte delle case editrici proprio perché ormai non più originali.

Successivamente, gli eventi guadagnano in interesse, pur presentandoci la scena trita e ritrita del giovane che “scova” l'eredità del padre che, senza alcuna sorpresa, scopriamo trattarsi della fantomatica spada intorno a cui ruoteranno le vicissitudini del romanzo.

La trama, infatti, non aggiunge nulla di nuovo: è la storia di Arthur, che ritroviamo anni dopo il prologo, classico protagonista impacciato che come unico obiettivo ha quello di inseguire un sogno. Il sogno in questione è diventare cavaliere, proprio come suo padre, onorando lui e la spada che gli è stata tramandata. A questo punto inizia un viaggio che lo porterà a conoscere diversi personaggi, e qui arriviamo a un'altra nota dolente.

I protagonisti si rivelano un po’ stereotipati e spesso il loro carattere non viene fatto emergere per via dei dialoghi per lo più piatti. Qualsiasi battuta potrebbe essere detta da chiunque, senza tratti contraddistintivi che fanno pensare: “'Sta cosa poteva dirla solo lui!”. Un peccato per la caratterizzazione che, seppur usando degli stereotipi, poteva essere almeno salvata da un buono sviluppo.

Andiamo avanti: Show don't tell, una delle regole fondamentali della narrativa, molto spesso ignorata. L'autrice in diversi casi tende a non mostrare cosa accade, ma a spiegarlo, interrompendo l'azione di un discorso o un movimento.

Ultima cosa, gli infodump. È innumerevole il materiale che poteva essere tagliato in fase di editing; davvero tantissimi gli eventi e le descrizioni fini a se stesse che non aggiungono nulla in più alla trama.

Ma L'Eredità della Spada ha molte potenzialità, come l'autrice. E veniamo quindi ai punti di forza del romanzo.

Avevo accennato al clima fantasy medievale dallo stampo più classico e bello da vivere, ma non è tutto. La struttura del testo è pulita e la stesura non risulta complessa in alcun punto, permettendo una chiara visione immaginaria del film di quanto letto. Le pagine, nonostante tutto, scorrono rapide anche grazie a un'ortografia impeccabile, con qualche calo solo in rarissimi frangenti in cui ho riscontrato errori di punteggiatura.

Nel corso del testo, si denota una maturità dell'autrice acquisita poco a poco, e sono certo del fatto che con i prossimi volumi saprà migliorarsi e migliorare gli intrecci presentatici.

Essendo un'esalogia, molti accadimenti di questo volume potranno trovare una logica successivamente, quindi tengo a sottolineare che questo mio giudizio riguarda puramente il singolo volume.

In ogni caso, sono curioso di sapere come saprà svilupparsi l'autrice attraverso i prossimi testi che di certo leggerò affinché possa avere una visione d'insieme più ampia.

In tanto, un in bocca al lupo a Cristina Azzali per il futuro, con l'augurio che riesca a sfruttare appieno le sue potenzialità.

Recensione a cura di Francesco Leo

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