#Recensi-dì Polvere

POLVERE

La vita grigia e regolata di una routine inesorabile e precisa viene inceppata da un evento inatteso

Ecco la recensione di Rosanna!

LA RECENSIONE

“Polvere” è un romanzo atipico, che nello scorrere dei ricordi ripercorre il forte legame di due fratelli, che un giorno per misteriosi motivi si son separati.

Succede che le persone a volte si dividano da lasciarti l’amaro in bocca, sei seduto su di una poltrona a domandarti “perché si è comportato così?”, e lo stesso protagonista si ritrova a porsi seduto su di una poltrona, in un appartamento in affitto in una Svizzera a lui tanto ostile, mentre sorseggia il suo Cognac ormai insapore.

La vita grigia e regolata di una routine inesorabile e precisa viene inceppata da un evento inatteso. Dall’entrata nel meccanismo di un granello di polvere, dall’arrivo di un fratello riemerso da un passato misterioso. Inizia così un viaggio che porterà i protagonisti a indagare, non senza colpi di scena, nella loro vita stessa, e nella loro storia familiare, fino a scoprire una verità tenuta sempre nascosta.
La polvere del tempo e del non detto cambia i connotati alla realtà, e la verità le restituisce luce e dignità.

Il corpo massiccio non era il suo, la testa rasata del colore del cuoio coi capelli della stessa lunghezza della barba, ispida di un giorno, non erano i suoi, il volto duro e ruvido, butterato di cicatrici, non era il suo, le mani callose e forti non erano le sue, quella postura rigida a gambe divaricate non era sua. Ma l’orologio che aveva al polso, quello sì che mi fu immediatamente familiare. Strano, pensai, che tra tutte le cose che avrei potuto notare ero andato a soffermarmi su quel Seiko automatico che gli avevamo regalato per il suo compleanno, più di venti anni prima. Graffiato e attaccato a un cinturino di tela logora, ma era proprio il suo orologio. E poi gli occhi, gli occhi erano loro. Anche se non erano più i grandi occhi incorniciati da folte sopracciglia, così popolari tra le ragazze ai tempi della scuola, e anche se apparivano stanchi e rassegnati, piccoli e sottolineati da occhiaie rosse e rugose.
Erano proprio i suoi occhi. 
-Cesare!- Dissi solo, alzandomi a fatica un po’ brillo e non riuscendo a trattenere un pianto convulso appena ci abbracciammo.

E così, due fratelli, uno accomodante, pigro e restio e un altro amante della vita, dell’avventura, del rischio, in sella ad una vecchia e mai stanca moto, si ritrovano e cominciano un’avventura partendo dal loro paese natio, ripercorrendo ogni granello di polvere, di vita, della loro storia familiare, dei loro amori passati e delle scelte che li ha portati lì dov’erano arrivati.

[…] I pensieri cupi sul mio presente ovattato e protetto, le vampate di libertà e ribellione giovanile, che mi avevano bruciacchiato poco prima, quando mi ero lasciato attirare dalla sarabanda di ricordi, della mia vita precedente, di quando avevo un fratello gemello, quel buio che mi chiamava da dietro i vetri colpiti dalla pioggia, assumevano ora un senso logico, come la conferma di una telepatia, la strada rischiarata dall’alba dopo aver cercato di indovinarla, presentendola e annusandola per tutta la notte. E ora volevo solo che quel telefono tornasse a trillare; che anche i timori di svegliare i vicini mi apparvero ridicoli, e assolutamente irrilevanti nel grande schema delle cose della mia vita. Forza, Cesarone, fatti vivo, e portami in regalo da dovunque tu sia stato solo un po’ di quella follia e di passione per la vita che ho finito in questi anni, portami un po’ di passato da poter fumare beato in questi anni di porte blindate, strade pulite e bottegai ossequiosi.

 

Storie che si intrecciano, ricordi che fanno ridere e  che sanno essere amari, si alternano con un ritmo cadenziato, leggero, mescolando un po’ le vite dei due protagonisti, fino a quando la verità non scompiglierà il loro equilibrio, riportandoli a riscoprirsi.

Se consiglio questo libro? Beh, oltre alla scorrevolezza del testo, questo libro aiuta a riscoprire un valore ormai un po’ dimenticato, che è quello della famiglia o comunque l’importanza dei veri legami, di quelli che resistono.

Recensione a cura di Rosanna Sanseverino

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