Recensione: “Il profumo delle foglie del tè” di Dinah Jefferies

Il profumo delle foglie del tè è uno di quei romanzi che acquisto di impulso o che scarto se mi fermo a riflettere sulla trama.

Per fortuna, a volte, seguo il primo istinto e mi trovo a dovermi ricrede su i miei pregiudizi sulle storie romantiche.

Faccio subito una precisazione.

Questo romanzo non è un susseguirsi di amore, tradimenti, riappacificazioni, fino ad arrivare al lieto fine. La sensazione che ho avuto mentre scorrevo le pagine è stata quella di leggere la storia di una coppia reale. Due persone che si amano e che hanno un passato alle spalle da affrontare per poter vivere serenamente il matrimonio.

Siamo nell’epoca in cui gli inglesi facevano affari coltivando tè nelle Indie ed è proprio qui che Gwen, appena sposata, si trasferisce per raggiungere il marito.

Non è facile ambientarsi, lo stile di vita cui è abituata non è per niente simile a quello che si troverà ad affrontare e forse non troverà nemmeno lo splendido marito che aveva sposato pochi mesi prima. 

Appena arrivata a Ceylon la nostra Gwen si sente un pesce fuor d’acqua, l’estraneità che sente nei confronti del marito non l’aiuta, senza considerare l’ingombrante presenza della cognata.

Ad aggiungere inquietudine al suo stato d’animo ci si mettono i segreti che sembrano aleggiare sul posto. La scoperta della tomba di un bambino e Laurence che non vuol parlare con lei. E poi la scoperta di essere incinta.

La grande gioia che prova e la terribile tragedia che ne seguirà. 

Certo, i comportamenti di questa coppia a noi potranno sembrare sciocchi, ma se li si legge nel contesto in cui la storia è ambientata, allora si riesce a entrare in contatto con il loro modo di agire. Spesso non li si giustifica, ma si arriva a comprenderli. 

I segreti sono il perno attorno al quale ruota il romanzo. Segreti celati per paura o per incomprensione, ma che portano inevitabilmente a cambiamenti importanti nella vita dei personaggi. 

Il romanzo è davvero ben articolato, così come l’intreccio della storia. Mi sarebbe piaciuto leggere di più sulla coltivazione del tè o sul lavoro degli schiavi.

Forse avrei amato il racconto di una storia lontana da noi, ma che fa parte del passato europeo, mi sarebbe piaciuto entrare nel mondo lavorativo di Laurence, è questa è una piccola pecca, fra l’altro del tutto soggettiva, che appunto al romanzo. 

Tutto è ben inserito nel contesto, ma il quadro manca della cornice storica necessaria per far sì che dall’essere un bel libro, possa diventare un piccolo capolavoro.

Se non amate le classiche storie romantiche, ma vi lasciate incantare da amori veri e sofferti, allora questo è il romanzo che fa per voi.

Recensione a cura di Laura Bellini

 

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