Recensione a “L’eredità” di Jury Livorati, 0111 Edizioni

ereditàEccoci finalmente con una nuova recensione per il nostro blog! Oggi tratteremo il romanzo “L’eredità” del giovane Jury Livorati.
Avremmo preferito iniziare il mese di settembre con una recensione del tutto positiva, purtroppo così non è accaduto.
Leggete la trama di questo romanzo e avrete pressoché l’idea delle vicende narrate nel libro. Un punto davvero a sfavore per questo romanzo fantasy. E’ vero che la sinossi deve raccontare la storia, ma fra il raccontarla e svelarla c’è differenza. La quarta di copertina dovrebbe invogliare il lettore ad acquistare il libro, ma qui ci si domanda se ne valga la pena, dato che tutto è già svelato:


[…La morte di Simona in un tragico incidente, nell’estate del 2006, sembra non avere altra spiegazione che una banale distrazione alla guida. Ma suo marito Roberto non ne è del tutto convinto. Dopo un terribile sogno e una strana telefonata, i suoi sospetti trovano un seguito. Si farà infatti viva Erika, una vecchia amica della vittima, che dichiara di essere a conoscenza di un suo importante segreto. In realtà Erika è al corrente della minima parte di una terribile verità che affonda le sue radici nel 1400, in un villaggio del modenese sconvolto dalla messa al rogo di una donna accusata di essere una strega. Grazie a un’ultima testimonianza che Simona aveva lasciato temendo proprio di essere uccisa, e che Roberto ritrova con l’aiuto di Erika, sua figlia Cristina scopre tutti i particolari di un assurdo destino, l’eredità che dal passato è arrivata fino a lei e che minaccia di distruggerla. Ma, come sua madre, anche lei sceglierà la via della ribellione…]

 

Non ci resta che scoprire come l’autore ha sviluppato i fatti.
Anche qui purtroppo le impressioni non sono del tutto positive, se da un lato l’idea risulta abbastanza originale e la trama ha delle potenzialità per essere intrigante, il suo sviluppo lascia perplessi.

Alcuni pensieri sono ripetuti più volte durante il corso del romanzo togliendo fluidità alla narrazione. I continui flashback rallentano la lettura. Una sfoltita a questi periodi gioverebbe molto alla lettura.
I troppi aggettivi appesantiscono la storia. Facciamo un esempio:

 occhiaie profonde e scure, labbra sottili e tirate, gambe esili e instabili…

Sembra quasi che l’autore abbia avuto bisogno di aggiungere termini che in realtà risultano inutili; sarebbe stato di certo più accattivante se invece di descriverci come erano le gambe ce l’avesse mostrato.

Impressioni del tutto negative per questo romanzo?
No, solo consigli che ci auguriamo possano essere utili all’autore per un suo scritto futuro.
Jury mostra potenzialità poco sfruttate nella stesura di questo libro, dimostra passione per la scrittura che però deve coltivare maggiormente.
L’editor, se c’è stato, non l’ha aiutato. Ci sentiamo di consigliare all’autore di far leggere i suoi scritti futuri a qualcuno che se ne intenda e che sia affidabile e obbiettivo.

Tralasciando gli aspetti stilistici che non ci hanno del tutto entusiasmato, la struttura del romanzo è comunque  gradevole. La storia si sviluppa seguendo un percorso forse già visto e intuito dal lettore, ma che riesce comunque a coinvolgere fino alla fine. I personaggi sono ben caratterizzati, alcune loro reazioni e discorsi sono ahimè improbabili, ma nel complesso ne escono vincenti.

Molto carina, anche se non originale, l’idea del passato che s’intreccia con il futuro dei protagonisti.

Insomma, nel complesso il romanzo ha buone potenzialità di trovare una sua strada. Avrebbe potuto essere un buon romanzo con un attento editing, ma purtroppo si rivela discreto a causa di molte artificiosità incontrate, lunghi periodi, ripetizioni (stile ridondante), testo esageratamente aggettivato, descrizioni infinite.

 Recensione a cura di Dylan Berro e Laura Bellini

 

 

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