Recensione a “Leodhrae. Il risveglio dell’Alchimia” di Aurora Filippi

leodhraeOggi vi presentiamo un romanzo fantasy scritto da Aurora Filippi. Sappiamo che attendeva da molto un nostro parere, cercheremo di essere il più esaurienti ed efficaci possibili.
Il libro si presenta come un volume dalle dimensioni considerevoli, all’incirca cinquecento pagine, tra gli elementi che lo caratterizzano ne citiamo due:  l’indispensabile “Dizionario dei Nomi” delle ultime pagine e il fatto che ogni capitolo termina con una o più frasi che invitano il lettore a proseguire la lettura, poiché sono parole, azioni e pensieri sospesi, incalzanti.
Fatte queste brevi considerazioni, passiamo al contenuto del romanzo e poi alle nostre impressioni.

Quattro dèi si risvegliano e scendono sulla terra sotto forma umana per radunare i loro eserciti. Si tratta del Dio del Fuoco, (una fenice), del Dio dell’Acqua, (una sirena), del Dio della Terra, (un centauro), e del Dio dell’Aria, (un Drago). Essi raduneranno un esercito per sconfiggere Ghadra, che con la sua follia ha risvegliato la città di Leodhrae, conosciuta anche come città dell’alchimia. Ghadra, con l’aiuto di alcune menti umane, sta infatti mettendo a rischio la sopravvivenza del mondo stesso, minacciando l’equilibrio che lo regola. Gli alchimisti creano dei veri e propri mostri: umani con code di scorpioni, umani con braccia meccaniche e orribili incroci nati dai folli esperimenti. Queste creature si rivelano terribilmente potenti e hanno uno scopo: creare gli Angeli dell’Apocalisse. Gli dei degli elementi dovranno unire le loro forze per eliminare per sempre dal mondo l’Alchimia. Riusciranno in quest’impresa?

Si dice che la verità sia sempre nel mezzo.
Forse è così  o forse, più semplicemente, essa non esiste o è di tutti, secondo il proprio modo di vederla.

Comincia così “Leodhrae – Il risveglio dell’alchimia”, primo libro di una saga a cura di Aurora Filippi.
La frase iniziale è sicuramente un buon incipit che cattura il lettore e lo invita a proseguire la lettura, per scoprire perché, chi parla, la pensa in quel modo. Ciò che colpisce è altresì la concisione di tale espressione.

L’eterna lotta tra bene e male è un tema assai ricorrente nel genere fantasy. Abituati però a leggere fantasy in cui si citano vampiri, angeli o elfi, questo romanzo si presenta innovativo. La narrazione è affidata agli dei degli elementi, e questa scelta rende il libro davvero particolare.
 Una struttura narrativa con più POV parlanti non è facile da creare e sotto alcuni aspetti crea un po’ di confusione durante la lettura. In compenso, leggendo il diverso punto di vista dei tanti personaggi, li s’impara a conoscere, provando empatia per l’uno o per l’altro. I fatti vengono narrati in prima persona e una nota di demerito, per quanto riguarda la costruzione dei POV, va fatta: purtroppo si fa un po’ fatica, a ogni capitolo, a rendersi conto di chi stia raccontando le vicende.

L’impresa dell’autrice di costruire questo mondo nei mondi è lodevole. La cosa più difficile in un fantasy è proprio quella di riuscire a trasportare il lettore in questo nostro mondo di fantasia che noi abbiamo ben chiaro nella mente e tendiamo a dare per scontato. L’autrice ci è riuscita solo in parte. Ѐ vero che questo genere di romanzi prevede l’utilizzo di nomi misteriosi, ma spesso qui occorre ricordare chi sia chi, e ciò diventa impossibile perché i personaggi sono tanti e i loro nomi a volte impronunciabili e quasi impossibili da memorizzare.
Sicuramente bella l’idea delle varie creature partorite dalla mente della scrittrice, ma anche qui abbastanza complesso il compito di memorizzare. Ѐ vero che si può ricorrere al glossario finale, ma questo interrompe la lettura facendo perdere la magia della storia.

Probabilmente una gestione più accurata dei POV avrebbe reso la lettura più scorrevole consentendo ai pregi dell’opera di venire alla luce. Poco chiaro anche il ruolo degli angeli in questo contesto che appare pagano.

Lo stile di scrittura è una via di mezzo tra il semplice e il ricercato, adatto sicuramente ai temi trattati, alle descrizioni presenti. I discorsi diretti sono ben mescolati con quelli indiretti.

In conclusione pensiamo che l’opera sia meritevole, ma è come se ancora mancasse qualcosa, un piccolo ingranaggio che permetta a questo straripante fantasy di venire apprezzato per le sue grandi potenzialità.

Recensione a cura di Dylan Berro e Laura Bellini

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