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Recensione a “L’equivoco del male” di Paolo Chiesa, Fontana editore

l-equivoco-del-male-paolo-chiesaL’equivoco del male di Paolo Chiesa è una raccolta di tre racconti, edita da Fontana Editore.
L’autore precisa subito, attraverso il prologo, cosa andrà a trattare. In particolare ci dice che nelle sue storie s’incontreranno la rivalsa, la ritorsione e la vendetta.
L’argomento di questi tre racconti è il male, o meglio il suo “equivoco”. Quando il confine fra male e bene si può dire superato? Ci sono azioni che giustificano scelte sbagliate? In fondo, in che maniera si delinea ciò che è buono e ciò che è cattivo?

In questo libro ci sono personaggi buoni e altri cattivi, ma non sempre saranno questi ultimi a compiere azioni malvage.
Un’antologia di breve durata, appena trentotto pagine, che però, a nostro avviso, avrebbero addirittura potute essere di meno: Paolo alle volte spende parole in più, che poco hanno a che fare con la vicenda narrata (le prime due pagine del primo racconto si potrebbero ridurre a poche righe, ad esempio).
Nonostante ciò, i racconti riescono comunque a coinvolgere, specialmente quando sfruttano la climax, aumentando la tensione e la curiosità che attanagliano il lettore.

Protagonista del primo racconto è Angelo. Egli si trova coinvolto in un incidente stradale e mentre aspetta l’arrivo dei soccorsi incontra una delle vittime, un uomo che a fatica sta cercando di arrampicarsi per la scarpata, dopo essere stato sbalzato fuori dall’auto. Quell’uomo ha causato l’incidente, guidando ubriaco e senza patente e sterminando un’intera famiglia. Angelo è indeciso sul da farsi. Salvare o meno una persona che non mostra di avere nemmeno il minimo rimorso per il gesto che ha fatto?

Nel secondo racconto ci troviamo ad affrontare un tema spinoso e delicato come quello della pedofilia. Non solo, in questa storia si parla anche di omosessualità e di come i pedofili si sentano migliori e più “normali” di chi ha deciso di vivere la propria diversità alla luce del sole.
Inquietante la scena dell’accetta e inaspettata la decisione di Roberto.

Terzo e ultimo racconto. In questa storia si parla di fascismo e degli orrori della guerra. Un nonno che racconta al nipote il male che accadde in quei terribili anni e ci fa pensare a quanto sia semplice che un uomo possa decidere di cancellare in un attimo tutto ciò che è avvenuto dopo. Un ritorno a quegli anni bui e pericolosi che non lasciano scampo.

I tre racconti sono tutti collegati dal male che alberga nella nostra società.
I fatti narrati prendono spunto dalla realtà e sono raccontati con crudezza, senza giri di parole, tanto che sembra, in alcune parti, di leggere articoli di un giornale.  Lo stile di Paolo Chiesa è semplice e diretto, influenzato dai suoi pensieri e dalle sue critiche. Ciò che emerge è sicuramente la sua presa di posizione, che è espressa da lui stesso mentre ci racconta le vicende.
E’ un narratore che vuole portare alla luce dei temi attuali che spesso passano in secondo piano e  desidera che si spenda qualche minuto di riflessione intorno a essi.
Ogni storia ha un filo conduttore che porta a mescolare azioni, considerate malvage, a personaggi positivi.
Il messaggio è chiaro: non esiste un vero confine tra bene e male perché ognuno di noi è capace di compiere qualsiasi gesto per sconfiggere la malvagità, anche se questo significa passare dalla parte sbagliata.

Recensione a cura di Dylan Berro e Laura Bellini,
SoleelunaBlog

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