#Recensi-Dì: Il marchio degli stregoni – Alberto Da Monile

stregoni
La recensione
Buongiorno a tutti, oggi è Dylan che vi parla, pronto per recensire il romanzo fantasy di Alberto Da Monile: Il marchio degli stregoni – Il viaggio nei ricordi perduti.

Dunque, tanto per iniziare il libro è un urban-fantasy, poiché si svolge in quel di Milano, sebbene qualche gita fuori porta del protagonista Matthew e sebbene egli si sia recentemente trasferito dagli Usa. 

Matthew si risveglia prigioniero nella cella di un antico palazzo, non sa perché sia finito lì, né chi lo abbia catturato. Il suo compagno di cella lo accompagnerà in un viaggio dei ricordi per ripercorrere assieme le tappe fondamentali che lo hanno portato in quella cella e per carpire qualcosa in più della sua esistenza.

I ricordi sono quindi l’ingrediente essenziale della storia, un po’ come The Giver.

E così ci ritroviamo avvolti nei ricordi del giovane protagonista, in una Milano di tutti i giorni. Matthew conduce una vita ordinaria, finché, un giorno, accade qualcosa di imprevedibile, che sconvolge tutta la sua esistenza. Matthew scopre di essere uno stregone, e che nel mondo ci sono altri come lui. Ma, nel mondo, ci sono anche delle sette che danno la caccia agli stregoni, che vogliono ucciderli, per estirpare la magia una volta per tutte. Tra loro, i membri del Cuore Purificatore.

Matthew s’imbatte in alcuni stregoni residenti a Milano e con loro inizia un viaggio alla scoperta di sé stessi, dei loro poteri e degli incantesimi che possono pronunciare.

Non mi dilungherò oltre, altrimenti tanto vale non leggere il libro. 

Il romanzo sembra l’inizio di una saga che promette bene a livello di contenuti. I personaggi sono ben caratterizzati. Il compagno di cella, la migliora amica, l’investigatrice e tutti i personaggi che ruotano intorno a Matthew hanno un ruolo e un carattere ben definito. La storia intriga. Sembra un mix tra Harry Potter, anche se ne prende le distanze in modo netto, specie nell’utilizzo della magia, The Giver, nell’uso dei ricordi come chiave di volta della vicenda, e Percy Jackson, sebbene non c’entri quasi nulla, lo svolgimento delle azioni e di come la narrazione scorre me lo ha ricordato. Vi è mescolanza tra azione, avventura, drama e un velo di mistero.

Questo per dire che sì, il genere è azzeccato e si può dire che è un urban fantasy con adolescenti protagonisti, anche se c’è qualche adulto qua e là.

Ho rilevato, però, qualche pecca nella scrittura. Ci sono alcuni refusi che andrebbero tolti: qualche apostrofo di troppo, qualche accento messo male, d eufoniche, virgole tra soggetto e verbo, qualche frase che poteva essere scritta meglio. Insomma, il lavoro di un editor avrebbe reso il testo migliore, e a mio avviso è necessario: la storia è interessante, ne gioverebbe.

Non mi resta che attendere il seguito, sperando sia sempre ricco di colpi di scena e che l’autore si serva di un supporto tecnico per renderlo ineccepibile.

Recensione a cura di Dylan Berro

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