Recensione: Meriti del mondo ogni sua bellezza – Gianluca Stival

Parliamo di “Meriti del mondo ogni sua bellezza”.

Vorrei iniziare e finire questa recensione dicendo “leggete queste poesie e questi pensieri, fine del discorso” ma non posso.

No, perché Gianluca Stival merita di più. 

Compirà quest’anno ventidue anni, il che significa che ha l’età di chi scrive questa recensione e posso dirvelo senza mezzi termini: ho stampato le poesie di Gianluca.

Perché? Ora ve lo dico, a parole sue.

Se solo avessi saputo l’imminente fallimento,
non avrei mai messo me stesso in gioco. 
La speranza guarirà.
Ma se a conti fatti perdi la speranza? 

Non poterne più

Penso che avrei vissuto questa cosa al cinquanta percento. I miei fallimenti mi hanno portato dove sono ora quindi non avrei mai rinunciato, ma la speranza… be’, di speranza, ad essere sinceri, ne ho molta poca. Ne ho persa un po’ ad ogni fallimento, ne lasciavo un pezzetto per ogni caduta, per ogni sconfitta.

“Bisogna sempre essere ubriachi”, 

scriveva Baudelaire.

Ma di cosa?

Ubriachi di poesia, di virtù, di malinconia. 

Amata Parigi

Baudelaire mica scriveva cose a caso, Gianluca mica scrive cose a caso. Devo confessare che è bastato il nome di Baudelaire a fare breccia nel mio cuore; Stival avrebbe potuto anche insultarlo perché per citarlo, bisogna conoscerlo e per conoscerlo, in bene o in male, bisogna entrare in sintonia con le sue parole.

Bisogna sempre essere ubriachi, di cosa, lo scegliete voi.

Sei tu il Botticelli che dipinge.

Sei tu la Venere che ne sta uscendo. 

Assaggia il sapore dell’unicità,

annusa il profumo della tua

energia.


Ricordati che hai il potere di amare, amati. 

Risollevati

Ecco, l’ultimo verso è ciò che io ho sempre pensato.

Ci prodighiamo tanto per riversare il nostro amore sugli altri ma così facendo, spesso, non sempre, ma spesso, ci dimentichiamo di noi. Meritiamo di essere amati, in primis, da noi stessi.

Il punto è che tutto è fatto così, 

guariremo tra i chilometri

che ci porteranno a vederci. 

Tra i chilometri

Questa, devo confessarlo, mi tocca sul vivo. Tanto abituata come sono ad amare chi è lontano da me. E ciò che Gianluca scrive è maledettamente vero, perché tutta la tristezza, la malinconia, la sofferenza… tutto svaniva durante il viaggio. In treno, aereo, auto… Svaniva tutto, in quei chilometri che diminuivano mano a mano che io m’avvicinavo.

Sbagli perché devi sbagliare. 
Sbagli perché tu non sai 
non sbagliare.

Non devi essere felice

Non so non sbagliare, è vero. Devo sbatterci il muso, sempre. Altrimenti non capisco.

Giuro, provare per credere.

Vorrei essere te,

vorrei provare a sentirmi così grande per far vivere gli altri 

come solo tu sai. 

Così grande

Penso che la persona che riesce a far vivere gli altri si senta piccola, infinitamente piccola, ma penso anche che abbia dentro tanto da donare agli altri. Tantissimo.

Tu mi guardi e mi sento fortunato. (…)
Ma tu lo stai facendo. Tu mi riempi e mi dai la vita che non credevo di meritarmi più.
 

Hai scelto me

Penso che questo non necessiti commenti. Se qualcuno ha una persona che può fare tutto questo, be’, la fortuna gli/le ha sorriso.

Ora siamo arrivati alla fine e questo pensiero ve lo posto per intero, perché prenderne solo una parte l’avrebbe certamente rovinato.

Credevo che non 
avrei mai pianto 
davanti a 
un’opera d’arte, 
ma poi mi sono 
commosso 
guardando te. 

Credevo

Credevo fosse solo un libro di poesie, ma mi sbagliavo.
Credevo che non mi sarei mai innamorata delle parole di un autore contemporaneo perché molti mi avevano delusa, ma mi sbagliavo.
Credevo di non meritare del mondo ogni sua bellezza, ma, ancora una volta, mi sbagliavo.
Gianluca Stival mi ha smentita. È un dieci e lode, con bacio accademico, striscioni e festa gigantesca. Non mancheranno queste poesie nella mia libreria e non mancheranno questi pensieri nella mia vita.

Ps. L’ho detto che ci sono poesie anche in lingua? Ma per quelle, vi lascio la sorpresa.

 

Recensione a cura di Sara Cordioli

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