Recensione a “Parole istintive” di Fabio d’Alessio

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Recensione

“Vorrei esprimere un sincero ringraziamento a te lettore che hai letto questo libro. Spero sia riuscito a colpirti, non tanto con la bellezza stilistica, ma per il messaggio trasmesso. Con ogni mio scritto volevo far scaturire in te una sensazione, far scattare nella tua mente un ricordo, farti rivivere momenti belli o brutti che hai sperimentato e che porti nel tuo bagaglio personale. Ricordi che lo hanno fatto crescere e che ci hanno portato ad essere ciò che siamo. Fabio D’Alessio”

Ho letto tutte le novanta pagine di cui è composto questo “libriccino” – il diminutivo non l’ho metto in senso spregiativo ma con la trasparenza e coerenza con cui il D’Alessio ha terminato la sua opera.

Una persona che istintivamente (eh sì, caro Fabio, anche a me l’istinto preme)  mi sembra sia timida e abbia avuto il coraggio, forse con un fraterno sostegno, di uscire da un diario magari segreto e divenuto insopportabile da nascondere, man mano che  le sue congetture e pensieri diventavano sempre più dirompenti.

Ha poco più di vent’anni eppure a leggere i suoi aforismi sembra di ascoltare un vecchio contadino, popolare, a volte anche troppo, ma semplice, comprensibile a tutti.

Un ‘opera composta da poesie, a volte libere, altre in rima semplice, intervallate da aforismi che in certi momenti sembrano pensieri ovvi e amarezze di un ragazzo che vorrebbe che il mondo sia migliore.

Preferisco le sue poesie, le trovo – e questo mi ha reso difficile fare questa recensione – molto simili a quelle che, preso da raptus da penna, scrivo pure io. Ma la mia età è quella di un nonno e quindi perché c’è in questo ragazzo tanta velata malinconia? Spesso lo scritto è avvolto di quel sottile mistero che dona le parole contrapposte.

Ci sono momenti nel testo poetico in cui si crede di capire il suo messaggio e all’ora , nel verso successivo, spesso finale, l’autore immedesimandosi in quel lettore appagato delle sue certezze introduce un verbo, una frase, onde far comprendere quanto la verità sia fuggente. Per me quel che mi porta a scrivere con questa modalità del “tira e molla” è  l’ironia, ma per il giovane D’Alessio cos’è? L’amore desiderabile? Sì, certo, qua e là ci sono momenti in cui una giovane donna parrebbe essere l’aspirazione, il sogno, ma poi in alcune frasi si manifesta la consapevolezza della caducità del sentimento, della violazione della purezza, della denuncia dell’odio umano.

Un testo che sicuramente può far riflettere. Vien voglia di sapere altro di questo giovane oltre al ringraziamento finale. Lo considero uno sperimentare ancora acerbo e svilupperei la forma poetica  sul suo saper leggere con occhi di chi ha vissuto intensamente gli accadimenti o  meglio l’animo umano.

Sapendo quanto impegno e sensibilità ci sia nel suo essere semplice scrivano, lascio ai lettori una poesia che per me non è stata scritta invano (e così chiudo con lo stesso approccio ritmico/ironico con cui a volte mi son specchiato nel leggere le “Parole Istintive”, titolo peraltro azzeccatissimo), che racchiude quella metafora della multidirezionalità della vita e del pensiero.

 

Onestà

Se vi devo dire la verità io a scuola

ci ho sempre andato e

andavo anche benissimo.

Giuro.

 

 

Stefano Pierini

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