#Recensi-dì Dopo la morte di Stefano Falotico

DOPO LA MORTE

Un cammino, un’anima che si perde e poi si ritrova.

La vita scacciata, perduta e nuovamente amata. “Dopo la morte” è un viaggio attraverso la lingua nella sua accezione più rigida e difficile, consiglio di approcciarsi a questa lettura muniti di una grande pazienza e dedizione al dettaglio, lo stile utilizzato dall’autore risulta complesso per una lettura veloce, necessita quindi di tempo e di metabolizzazione.

LA SINOSSI

Nella spettrale nerezza d’istanti sinuosi, grottescamente morbidi come peccaminosa pelle di donna nel rifiorire vanesio del suo profumo letale… Dopo la morte dell’anima, il suo supplizio, il suo sacrificale essersi smarrita nel buio più cupo e poi ridestata di gotica rinascenza come un risveglio ancestrale, ecco la vita che furibonda riscalpita. Una vita che si spezzò, tranciata e sofferta, che or rimembra i suoi ricordi e, sanguigna, lividamente s’angoscia ancora per vivificare afflizioni della risquillante esistenza che si rannicchiò ermetica, indecifrabilmente celata, emozionalmente vissuta con la potenza estatica dei sogni più maestosi, una vita incatenatasi nel cupido tormento di se stessa e torturata nel suo ardersi dentro come marina placidezza scossa da un viscerale terremoto, come risorgimento dell’inconscio riesploso. Una storia ai confini della follia o nelle braci brucianti dei suoi meandrici corridoi mentali, notturni, nei bagliori del tempo fermatosi e poi ritornato nella sua fulgidezza più vera e coraggiosa. Perdizione e poi salvazione, una psichiatrica storia di appannati, obnubilati lindori sommersi, di taciute rabbie e di punite ire, di vita placata e ancor poderosamente riamata. Ma anche un lungo racconto in prima persona del burlesco, fosco teatro della commedia umana, teatro di maschere false, di spettri, di bugiardi e di ombre sgargiantemente riemerse.

L’OPINIONE SULLA SCRITTURA

Si nota una grande conoscenza della lingua, di certo non più attuale anche se un eccesso di aggettivi e di avverbi ne appesantisce e dilunga la narrazione. “Dopo la Morte”, di Stefano Falotico non è un libro da poter leggere mentre si fa altro, necessita di tutta l’attenzione del lettore. La presenza di figure retoriche e rime, probabilmente scelta per offrire al lettore un certo ritmo di lettura, spesso si ritrova a spezzare il suddetto. Lo scenario linguistico è grottesco e allo stesso tempo pulito, rigido, quasi sacrale, il tutto necessario per rendere al meglio su carta l’idea dello scrittore. L’utilizzo della prima persona narrante aiuta il lettore a identificarsi nel protagonista e nelle sue vicissitudini e riscoperte riguardanti la stessa esistenza e un luogo che è, secondo l’autore, teatro della commedia umana.

QUI IL LIBRO

Recensione a cura di Domenica

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